PERCHE’ LO SCIOPERO DEI MEDICI RISCHIA DI ESSERE INUTILE

Il 12/12 pv pressochè tutte le organizzazioni sindacali dei Medici ospedalieri, hanno indetto uno sciopero nazionale, con un contenuto rivendicativo anche comprensibile, che però non tocca i nodi principali che caratterizzano la professione.

Personale ospedaliero
In Italia si contano 3,88 dottori ogni 1000 abitanti (dati Eurostat)1 Un numero elevato sopra la media UE (3,6), che ci pone all’8° posto , dietro a Grecia (6,32 dottori ogni 1000 abitanti), Austria (5,05), Portogallo (4,43), Lituania (4,31), Svezia (4,12) Germania (4,11) e Bulgaria (3,99).) Un numero che, però, sorprende: sono quotidiane, infatti, le polemiche relative all’oggettiva carenza del personale, all’interno degli istituti ospedalieri italiani. Una situazione dovuta al mancato ricambio generazionale del personale medico ospedaliero, registratosi negli ultimi vent’anni. L’entrata in vigore del numero chiuso, nel 1999, e l’attivazione del test d’ingresso per l’accesso alle facoltà di medicina hanno portato, da una parte a una maggiore selezione dei profili da formare, ma dall’altra anche a un graduale invecchiamento del personale medico (l’Italia conta il più alto numero di medici con età > 55aa il 52%, contro la media EU del 37%) in apparente assenza di un qualsiasi criterio di programmazione da parte delle Istituzioni coinvolte (politica regionale ed università), e di ridisegno dell’offerta regionale.

Professione e Sistema Sanitario
E’ evidente a tutti, come il ruolo della professione all’interno degli ospedali, sia sempre più succube della politica, spesso prescindendo da criteri di merito, professionalità e risultati ottenuti. Questa debolezza della professione è figlia di una scelta che non riconosce alle figure professionali una vera responsabilità vera nella gestione dei servizi (con spesso l’accondiscendenza dei medici) e contemporaneamente dalla perdita di consapevolezza dei professionisti circa lo scopo del loro lavoro ed il loro ruolo nella società. Così aziendalizzazione, budget, priorità sanitarie, valutazione dei risultati sono spesso solo passaggi burocratici senza contenuto reale. La struttura stessa della organizzazione ospedaliera non prevede un contributo autonomo della professione: esiste il governo delle direzioni strategiche, un rapporto sempre piu’ conflittuale con gli amministratori che regolano il sistema, che sembrano perseguire uno scopo diverso da quello di chi cura.

Professionisti o impiegati?
C’è come una tentazione mortale che dilaga nella medicina: la presunzione di autoreferenzialità e la sostituzione del principio della responsabilità con quello della regola, con conseguente riduzione del medico ad applicatore di protocolli ed utilizzatore di tecnologia. Negli ultimi 20 anni ciò che è veramente cambiato è l’idea che ogni aspetto del comportamento professionale debba sempre più essere sottomesso ad una regola, convinti che ciò sia l’unico modo di tutelare la bontà dell’agire umano. Ne deriva un eccesso normativo, a tutti i livelli: Linee Guida a livello professionale, procedure nei sistemi di qualità, modalità di gestione del rischio clinico, stratificate in aspetti Aziendali, Regionali, Nazionali ed Internazionali. Tutti gli strumenti sono utili, ma inadeguati a rispondere alla sfida che ogni giorno ci viene proposta dall’incontro con la sofferenza umana, che ci costringe ad esporci, a prendere una posizione, ad assumere responsabilità, fin anche a trovare forme di protesta che non scarichino sui pazienti il disagio vissuto dai professionisti.

Nessuna rivendicazione sindacale sarà utile senza rimettere mano a questi snodi decisivi, occorre un nuovo patto tra tutte le professioni che hanno a che fare con la cura dei Pazienti.

Medicina e Persona

1Statistica Eurostat del personale medico in EU – October 2017