RASSEGNA STAMPA
SPENDING REVIEW IN SANITA’ TRA RIDUZIONE DEI PRIMARI ED INTRODUZIONE DELLA FRANCHIGIA: QUANTO C’E’ ANCORA DA GRATTARE SUL FONDO DEL BARILE ?


Nell’attuale crisi economica emergono numerose ipotesi  per il controllo della spesa in sanità tra riduzione dei costi (risorse, beni e servizi) ed aumento di compartecipazione dei cittadini.
Il documento del gruppo ministero-regioni che valuta gli standard organizzativi di ASL ed ospedali ha individuato la necessità di ridurre di circa il 15% (3000 su un totale di 19000) le figure primariali; i tagli previsti risultano maggiori  nei servizi territoriali (igiene pubblica, SERT, servizi psichiatrici, ecc.) rispetto ai reparti ospedalieri. Per raggiungere tali obiettivi saranno definiti piani di rientro  attraverso la mancata sostituzione dei primari che andranno in pensione  e l’accorpamento dei servizi/reparti. Più consistente appare  il taglio dei direttori delle “unità semplici”, figure che verranno ridotte di circa il 40%.
Il panorama delle singole regioni risulta essere inoltre estremamente variegato, mentre in Campania l’esubero dei primari è di 795 unità, in Lombardia c’è una carenza di 255 figure. Anche all’interno delle varie regioni l’esubero di primari è concentrato negli ospedali universitari o comunque misti (ospedali di insegnamento) ove la frammentazione dei processi clinico-assistenziali legati all’assegnazione dei ruoli apicali ai “cattedratici” universitari, è risultata in qualche caso francamente eccessiva. Da questo punto di vista una revisione di funzioni, ruoli e responsabilità  appare necessaria per adattare l’organizzazione del lavoro alle esigenze dei malati piuttosto che agli interessi dei primari e dei loro “sponsor”.
D’altro canto è necessario far chiarezza sul ruolo e sulla funzione di responsabilità che i primari hanno in una organizzazione che è basata ancora su un modello articolato in unità operative divisionali. Vi sono alcuni aspetti come  l’assunzione di responsabilità, la necessità di avere una figura di riferimento nei reparti da un punto di vista professionale ed organizzativo, che devono essere riconosciuti, pena la disgregazione dei gruppi ed ultimamente la riduzione di efficacia dell’intervento clinico.

Se da una parte si tende a ridurre progressivamente i costi, riducendo al minimo le sacche di spreco, risulta altrettanto inevitabile, anche se impopolare,  chiedere una maggior compartecipazione alla spesa da parte dei cittadini. Il Ministro della Salute ha ipotizzato la sostituzione progressiva dei ticket sulle prestazioni sanitarie (farmaci, visite, analisi, accertamenti strumentali, ecc.) con una franchigia sui redditi familiari. L’ipotesi è quella di applicare un tetto (tra il 2 ed il 4 per mille)  sull’imponibile lordo, sotto il quale si pagherebbero interamente i costi delle prestazioni sanitarie. Superata la soglia pagherebbe tutto lo Stato. Si eliminerebbero tutte le diverse esenzioni in base al reddito (ora 36,000 euro circa),   l’età (bambini fino a sei anni ed anziani oltre i 65 anni), cronici ed invalidi. Tutti avranno una franchigia e quindi pagheranno  proporzionalmente in base al reddito familiare complessivo.
Si sono paventati numerosi rischi come quello di una penalizzazione dei malati cronici e degli anziani, un possibilità di massiccia fuga degli assistiti con redditi più alti verso la sanità privata. Potrebbe essere invece un’opportunità visto che tutti comparteciperanno alla spesa proporzionalmente al reddito (attualmente il 40% dei cittadini sono esenti dai ticket), e tutti potranno essere spinti ad un utilizzo più responsabile ed appropriato dei servizi, dissuadendo molti a perseguire atteggiamenti consumistici da supermarket della salute.

Speriamo solo che questo bombardamento mediatico di possibili interventi nella spending review, bruciati e sostituiti con altri a breve termine, possa portare pur con sacrificio ad un cambiamento reale Questa è una sfida difficile ed inevitabile, prima di tutto educativa sia per i medici e gli operatori della sanità che per il popolo. 

a cura di Raffaele Latocca

                                                                                                                                 La Redazione

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BIOETICA/BIOPOLITICA
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