RASSEGNA STAMPA
EBOLA: SITUAZIONE ATTUALE E POSSIBILE SCENARIO FUTURO


Si parla di Ebola molto a proposito, a volte a sproposito, raramente pero’ si e’ trovata, nella messe di articoli pubblicati (scientifici pochi, giornalistici tanti), chiarezza sulla situazione attuale, e su quello che potrebbe essere lo scenario futuro. Allora, sia pur in una situazione in continuo movimento, una cosa e’ certa: stiamo affrontando la peggiore epidemia di Ebola della storia. Questo perche’ Ebola, tra le sue caratteristiche “storiche”, ha quella di limitare la propria diffusione, anche a causa della sua estrema mortalita’, che puo’ superare la contagiosita’: un virus “intelligente” non uccide il proprio ospite, ma lo fa sopravvivere a lungo, al fine di potersi diffondere e replicare pressoche’ all’infinito. In tal modo, Ebola, virus in questo senso “poco intelligente”, e’ passato come vento su villaggi e paesi africani, spesso sterminandoli, ma fermandosi li’ dove era arrivato, quasi per consunzione. Il virus attuale, invece, pur essendo della peggiore specie (il ceppo Zaire), e’ mutato nella sua struttura, tale per cui ora ha una mortalita’ di circa il 50% (contro il quasi 90% del ceppo Zaire originario). Questo paradossalmente favorisce la trasmissione, che avviene, checche’ se ne dica, anche in fase non necessariamente sintomatica, dato che il rischio di trasmissione non puo’ essere escluso ne’ prima dei sintomi, ne’ paradossalmente da persone decedute (e’ noto che Ebola puo’ trasmettersi anche a persone che accudiscono i cadaveri di persone morte per questo virus). Allora, cosa fare, quale giudizio dare in queste circostanze? Che Ebola possa arrivare da noi, e’ un’ipotesi solida. Che possa dare un’epidemia in Italia, e’ meno probabile, come anche in tutti i Paesi europei. Ma possiamo e dobbiamo aspettarci che il virus arrivi in Europa (non solo Spagna), e anche in Italia. Ricordiamo che il personale sanitario e’ tra i primi bersagli del virus (10% del totale dei morti di quest’epidemia di Ebola appartiene a questa categoria), e che le modalita’ di trasmissione non sono ancora perfettamente conosciute, oltre a quelle classiche per contatto diretto.  Allora servono giudizi che guidino le scelte di politica sanitaria. Da un lato, essere pronti, e preparare percorsi assistenziali che tutelino in primis il malato di Ebola, ma  anche tutti gli operatori sanitari che, direttamente o indirettamente, vengono a contatto con il paziente o i suoi fluidi. Dall’altro, conoscere la malattia, conoscere il virus, in modo da preparare e mettere in atto direttive che permettano di seguire il paziente, senza interrompere la catena di servizi sanitari che quotidianamente assiste centinaia di migliaia di persone. Direttive allarmistiche, fuori posto, o comunque poco informate su rischi e su epidemiologia della malattia, possono inchiodare al palo i servizi dei nostri ospedali; si pensi a direttive generiche che dovessero imporre la manipolazione in condizioni di “sicurezza” dei campioni biologici “sospetti” pervenuti ai laboratori: in tal modo sarebbe la paralisi completa dei laboratori, se la definizione di sospetto non passasse attraverso un attento e selettivo vaglio da parte di esperti; oppure pensiamo all’attivazione di procedure di allerta inadeguate o al meglio esagerate (scarsa conoscenza dei sintomi di Ebola, prescrizioni sanitarie guidate piu’ dal rischio medico-legale che da quello medico): esse possono fermare le attivita’ dei reparti di degenza. Dall’altro, sottostimare il rischio e’ altrettanto sbagliato, come anche sottostimare l’infettivita’ di questo ceppo di Ebola. Allora, come sempre, a fronte di un rischio reale, serve competenza, discernimento, per poter prendere decisioni equilibrate tra l’eccesso di attenzione (con ovvie conseguenze) o carenza di attenzione (con altrettanto ovvie, di segno diverso, conseguenze). La competenza del medico e del personale sanitario, insieme all’attenzione alle persone, fa la differenza.

Carlo-Federico Perno
Ordinario di Virologia, Universita’ di Roma “Tor Vergata”

 

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