RASSEGNA STAMPA
MEDICI SPECIALIZZANDI: RISORSA, NON PROBLEMA


Nell’ambito del provvedimento delega al Governo in materia sanitaria il Ministro Fazio ha proposto un emendamento riguardante i medici specializzandi. Oltre alla riduzione di un anno della durata dei corsi di specializzazione nelle discipline chirurgiche e mediche, il Ministro ha proposto che i medici specializzandi a partire dal terzo anno vengano inseriti all’interno delle attività ordinarie nelle Unità Operative ospedaliere costituenti la rete formativa, con uno specifico contratto a tempo determinato finalizzato al completamento del percorso formativo e con oneri previdenziali ed assistenziali a carico del Sistema Sanitario Regionale. Questa riforma è orientata ad una maggior partecipazione degli specializzandi all’attività professionale, con una prima metà della formazione più teorica a carico dell’Università ed una seconda metà dedicata all’attività diretta dello specializzando all’interno delle strutture ospedaliere del SSN.
Alla luce delle critiche piovute da più parti la riforma sembra essere stata rinviata. Caravaggio - I musici (1595) - Metropolitan Museum of Art, New York
Il capo del Consiglio Universitario Nazionale pur condividendo lo spirito della proposta di una revisione delle Scuole di specializzazione chiede che le scuole stesse restino nell’ambito dei percorsi della formazione universitaria. Il rappresentante di Federspecializzandi dice che questa è una manovra utile solo alle Regioni per confermare i piani di rientro sul personale senza assumere più medici; avremmo così 10-15 mila specializzandi, ribattezzati “strutturandi” che andrebbero a coprire i buchi del SSN ed il tutto senza più alcuna connessione con il sistema formativo ma solo in una logica di risparmio. Infine la CGIL Medici afferma che questa è una beffa occupazionale per gli oltre 8 mila medici precari del SSN, in quanto così si eviterà di mettere a concorso i posti di dirigente medico che andranno progressivamente liberandosi.
In sintesi una querelle tutta italiana, che di fatto chiude le porte ad una possibilità di cambiamento reale. Qui solo alcune considerazioni e spunti di riflessione:
- l’evidenza di questi anni dimostra come l’iter formativo delle specialità chirurgiche e mediche all’interno dei Policlinici Universitari, non sia stato nella gran parte dei casi professionalizzante, perché quello che serve ai giovani medici oggi è innanzitutto un iter formativo professionale sul campo, presso strutture sanitarie di tipo assistenziale;
- la programmazione delle borse almeno fino ad oggi non è stata fatta nè in base alla capacità formativa delle scuole di specializzazione, nè sulla base delle necessità derivanti da carenze di figure specialistiche all’interno delle strutture sanitarie (radiologi, anestesisti, pediatri, cardiologi, nefrologi, geriatri, riabilitatori, internisti), ma prevalentemente sulla base di una spartizione - tutta universitaria - dei posti secondo una logica di potere. Su questa programmazione gli Osservatori Regionali per la formazione medico-specialistica non hanno saputo o potuto incidere;
- pur considerando la giusta preoccupazione dei giovani di essere utilizzati solo per coprire buchi di organico a basso costo, salvaguardando un percorso formativo realmente professionalizzante, la bocciatura dell’emendamento del Ministro Fazio è una reale sconfitta per tutti. L’inserimento a pieno titolo degli specializzandi dell’ultimo biennio poteva essere una occasione di crescita verso una maggior autonomia professionale all’interno della rete degli ospedali di insegnamento;
- si perpetua purtroppo una mentalità sindacale tutta italiana, che identifica nel posto fisso di dirigente medico messo a concorso, l’unico sbocco dignitoso della professione. Bisognerà pur cominciare a parlare, di contratti professionali flessibili, valorizzanti il merito, fuori da una logica di lotta al cosiddetto “precariato”;
- alla luce dell’evoluzione del bisogno sanitario che vedrà la necessità di potenziare l’assistenza ai soggetti con patologie cronico-degenerative (cure domiciliari, cure intermedie, sistema a rete per la continuità di cura) con una progressiva riduzione degli ospedali per acuti, ci sarà bisogno di medici specialisti secondo l’assetto attuale o bisognerà perseguire altre strade, potenziando ad esempio il percorso formativo dei medici di base.

Editoriale a cura di R. Latocca

La Redazione

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