RASSEGNA STAMPA
ESSERE BUONI OGGI


Ho fatto la mia scelta finale”. E’ la frase che ricorre su tutti i quotidiani in questi giorni. Detta da un uomo malato, in condizioni terminali, nello spot che tre TV private vorrebbero trasmettere nel nostro Paese, su proposta dei radicali. Per qualsiasi uomo che abbia conservato la coscienza di sé è una proposta che ripugna. Eppure essa suscita oggi una insana e morbosa curiosità che è l’esito dello smarrimento del senso di sé, della propria vita e quindi anche del rispetto della vita dell’altro, del bene e della bontà, segno di un grave disordine presente nel tessuto sociale.  Addirittura se ne discute solo a partire da una convenienza politica – forse lo spot facilita chi è pro vita - (Ho fatto la mia scelta finale, L’Unità, 11/11/2010). Sono persi totalmente i termini della questione: di chi stiamo parlando? di cosa si tratta? 
All’incontro Nazionale della nostra Associazione svoltosi a Milano il 6 novembre scorso ci siamo detti che oggi, proprio oggi, ciò che conta è essere buoni. Non in modo generico, cioè non in senso moralistico, secondo uno schema comportamentale di bontà, non per andare d’accordo con tutti,  secondo il canone del vogliamoci bene che lascia il gusto che trova, ma avendo il coraggio di affermare il significato positivo della vita e dell’altro, dell’altra persona che si ha davanti, anche quando si sbaglia, anche quando l’altro sbaglia. Essere buoni significa affermare il significato positivo della vita e di questa bontà oggi c’è bisogno perché solo questa bontà costruisce fino ad arrivare a cambiare le cose, a partire da un rischio personale.  Essere buoni non è connaturale a noi, costa, costa fatica, costa sacrificio. Tutta l’evoluzione concettuale della medicina dalle origini ad oggi è contro questa bontà, perché questa bontà esige un soggetto e la medicina di oggi tende ad abolire il soggetto. Per questo il punto per il futuro nostro, dei nostri colleghi, degli uomini che curiamo è: correggerci, cioè reggerci insieme. Oggi manca questa bontà, ma non se ne può fare a meno. 
Questo compito deve vederci protagonisti. Fare Medicina & Persona è questo, sapendo che l’evoluzione della medicina è contro, anche se non tutto di questa evoluzione è male: se siamo buoni possiamo anche imparare da questa evoluzione. Essere buoni è dunque essenziale, soprattutto in medicina, perché la  medicina vera è quella che affronta la sconfitta; la medicina è nata per questa lotta alla sconfitta che è la malattia. Non si può eliminare questo essere buoni, inteso come tensione al significato nel nostro lavoro. Essere buoni è essenziale per costruire: così nascono diversi esempi di cambiamento della realtà professionale, esempi che possono diventare “sistema”, cioè che mettono in moto un processo di cambiamento. 

Editoriale a cura di C. Isimbaldi  (dalla sintesi di G. Cesana all’Assemblea del 6/11)  

                                                                             La Redazione   

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