RASSEGNA STAMPA
DI COSA HANNO BISOGNO I MEDICI OGGI?


Nella caotica situazione attuale del sistema sanitario sembra che i medici abbiano bisogno di più sicurezza, più garanzie, più retribuzione, più rivalutazione del proprio ruolo professionale. Certamente tutto questo è importante per non arrestare la crescita del sistema e per favorire il lavoro dei professionisti: ma è solo questo ciò di cui c’è bisogno?

Mi è capitato di rivedere un paio di settimane fa Gianni Bonadonna, primario emerito di oncologia medica all’Istituto Tumori di Milano e attuale presidente della Fondazione Michelangelo. Gianni è uno dei medici italiani più noti all’estero: è sua la paternità della terapia adiuvante del carcinoma della mammella e del trattamento del linfoma di Hodgkin. Diciassette anni fa lo ha colpito un ictus, e da allora si è dedicato alla riflessione sulla figura professionale del medico e sul rapporto medico-paziente con la stessa dedizione con cui  fino ad allora si era dedicato alla scienza. Nei suoi libri ricorre una citazione dal celebre film di Ingmar Bergman, “Il posto delle fragole” su cui mi sono soffermato. Nel film  il protagonista e’ un vecchio medico, l’illustre professor Isak Borg, che viene insignito di un prestigioso premio accademico e dovrà recarsi a Lund per ritirarlo. Durante il viaggio in auto si addormenta e sogna. In uno di questi sogni si ritrova a dover superare un esame di medicina. L’esame non va bene, si accorge di essere impreparato. Non riconosce i batteri al microscopio (Borg nel film e’ professore di microbiologia), scambia una persona viva per morta. Infine ammette di aver dimenticato il primo dovere del medico. Glielo ricorda l’esaminatore: “Il primo dovere del medico e’ chiedere perdono”.

Ma chiedere perdono non presuppone forse che il medico non sia un semplice operatore, ma una persona con tutto il suo carico di umanità, di bisogni, di desideri? E’ questo di cui c’è bisogno oggi, in una situazione in cui tutto sembra tendere a esasperare i ruoli e a ridurre il professionista ai suoi compiti istituzionali?

In un recente incontro della Compagnia delle Opere (cit.), a chi gli chiedeva cosa aiuta a stare nella situazione attuale con audacia e realismo, don Julian Carron ha risposto che questo è possibile solo se ciascuno riscopre di essere persona. È poi andato avanti così: “Può sembrare la scoperta dell’acqua calda, ma non mi sembra che sia così banale. È proprio questo che tutti danno per scontato, riducendo la persona alle proprie capacità. Ma la persona è una. Dire che l’imprenditore (o il medico, o l’infermiere,  o l’amministratore, ndr) è una persona vuol dire che prima di qualsiasi altra cosa ha bisogno di una consistenza personale senza la quale tutto il resto, a cominciare dalle sue capacità, risulta insufficiente. È fin troppo evidente oggi che il terremoto colpisce il centro del proprio io, la sua consistenza. In questo senso la crisi può essere una occasione preziosa per scoprire la verità di sé, dove è la propria consistenza, e così porre un fondamento adeguato per affrontare la situazione, la sfida che abbiamo davanti e che non è mai slegata dall’esercizio della propria professione. Ma che cos’è l’io di ciascuno di noi? Il genio di Dante viene in nostro aiuto: «Ciascun confusamente un bene apprende / nel qual si queti l’animo, e disira: / per che di giugner lui ciascun contende» (Purgatorio, XVII, vv. 127-129). Dove un io così costituito, con questo desiderio di bene che ci costituisce, può trovare la propria consistenza per potere resistere in mezzo a un terremoto?”

Riscoprire l’unità della persona, non ridurre la persona alle proprie competenze e alle proprie capacità, è quello che abbiamo sempre affermato - è persino nel nome della nostra Associazione. Riaffermare la necessità della consistenza personale, che questa consistenza è intimamente legata alla professione del medico, e che senza di essa anche la professionalità più avanzata non è sufficiente, è il contributo che possiamo portare in questa situazione attuale di confusione e di faticosa ricerca di nuove certezze. È questa consistenza personale che desidera il professor Borg, che vediamo in Gianni Bonadonna, e in cui ci sostiene la nostra Associazione, che in una amicizia operativa ci aiuta a stare nella situazione con audacia e realismo. Ancora Carron:  “Infatti, solo nella compagnia di amici veri sarete in grado di guardare la realtà della vostra azienda (del vostro ospedale, del vostro ambulatorio) con verità, senza essere vinti dalla paura che vi impedisce di riconoscere come stanno le cose, unica condizione per poterle affrontare con qualche possibilità di successo”.

Per molti di noi, la riscoperta della consistenza personale è avvenuta con l’incontro con il cristianesimo e con la scoperta che Cristo corrisponde alle esigenze della persona. È utile ricordarlo oggi, a pochi giorni dall’avvenimento del Mistero che ha voluto farsi Compagnia per noi.

BEATI GLI OPERATORI DI PACE: testo integrale del messaggio del Papa per la XLVI Giornata Mondiale della Pace

Editoriale a cura di M. Bregni

Buon Natale

                         
                                                                                                                                   La Redazione

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