RASSEGNA STAMPA
I NUMERI DELLA CARITA'


E’ nel 1942 durante la tragica campagna di Russia, in una situazione apparentemente senza speranza, che matura in Don Carlo Gnocchi la determinazione di dar vita , al termine del conflitto, ad un’opera attenta alle necessità di coloro per i quali ogni speranza pareva tramontata. Come dice in suo scritto “Puo’ darsi condizione piu’ disperante e piu’ umiliante di quella che viene dall’impossibilità di soccorrere -peggio ancora- del non aver neppure la facoltà di commuoversi e di soffrire?”
L’assistenza agli orfani ed ai “piccoli mutilati” rappresentò una svolta nel concetto corrente di assistenza: cominciò’ ad affermarsi il principio che occorreva “restituire” ai bambini segnati dalle mutilazioni cio’ che la guerra aveva tolto. “Io vorrei recuperare ed intensificare ,attraverso la riabilitazione, la vita che non c’è ma che potrebbe essere” (don Gnocchi,1946)
La “restituzione”cioè la sostituzione con protesi dell’arto mutilato, la compensazione, il ripristino dello stato quo ante, diveniva anche un atto di giustizia: la guerra aveva prodotto una catastrofe,ma non si poteva permettere che la catastrofe generasse a sua volta una devianza, la catastrofe andava “riparata”.
A circa dieci anni dalla fine della guerra, l’emergenza dell’handicap minorile ormai piu’che dalle mutilazioni provocate dagli ordigni bellici fu rappresentata dagli esiti invalidanti dell’epidemia di poliomielite. Il grande passo compiuto da don Gnocchi fu quello di vedere la riabilitazione come il “risultato necessario di una stretta e concorde collaborazione tra lo Stato e l’iniziativa privata che, stimolata e completata adeguatamente, avrebbe potuto offrire l’ambiente per il recupero sociale dei poliomielitici”.(Don Gnocchi, Concretezza 15 giugno 1955 p15 )
Di fronte allo stallo e alle remore della sanità pubblica (il Ministero della Sanità sarebbe stato istituito solo nel 1958) Don Gnocchi intravvide per l’iniziativa privata una funzione integrativa, di sussidiarietà, di supplenza. Carità e giustizia furono sempre i cardini etici attorno ai quali ruotarono l’assistenza alla persona e la scienza medica impegnate nel mondo della riabilitazione. Alla riabilitazione dei poliomielitici subentrò gradualmente quella dei mutilatini.
Nel tempo, una rete di centri intercomunicanti avrebbe assicurato la possibilità di una riabilitazione -“restaurazione”- estesa, dinamica, aperta all’innovazione, in grado di rispondere ad esigenze specifiche ma anche in prospettiva polifunzionale, attenta ad ogni tipo di bisogno.
Il “centro pilota” per poliomielitici, intitolato a Santa Maria Nascente e voluto dal Fondatore quale punto di riferimento per l’intera rete dei presidi della Fondazione, fu iniziato a Milano nel settembre 1955, inaugurato nel settembre 1960, e progettato per integrare con la “città della salute” spazi a “struttura cittadina” comprendenti un asilo nido, una scuola materna, una scuola elementare analoga a quella statale pensata per favorire il rientro successivo nei diversi ambiti territoriali di appartenenza, una scuola di avviamento professionale, servizi fisioterapici, servizi medici dedicati ai giovani ospiti oltre alla chiesa e agli spazi dedicati al divertimento e allo spettacolo.
Divenuto Istituto Multinazionale di Riabilitazione nel 1991, oggi è Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS), come anche l’altro Centro “Santa Maria degli Ulivi di Firenze -Pozzolatico. Dopo la conclusione nel 2004 di importanti lavori di riqualificazione, nel Centro oggi convivono una pluralità di servizi alla persona che rispondono ad esigenze sanitarie, assistenziali, educative e formative. Il tutto nel segno della qualità e della costante attenzione ai bisogni del paziente. I numeri della Fondazione don Carlo Gnocchi oggi: 6000 operatori, 28 Centri su 9 Regioni del territorio nazionale, decine di poliambulatori e centri minori, che hanno allargato lo specchio delle proprie attività riabilitative a ogni forma di handicap, dai motulesi ai neurolesi, ai cardiopatici, ai malformati congeniti, focomelici, distrofici. Dal 1981 la Fondazione (già “Pro Juventute”) ha compreso nella propria azione, con apposita modifica statutaria, l'assistenza alle persone anziane, in prevalenza non autosufficienti (diventando formalmente nel 1998 "Fondazione Don Carlo Gnocchi Onlus) , e dal 2000 anche ai malati oncologici in fase terminale.
Si può dire che nessuna patologia invalidante di ogni età sia esclusa dallo spettro d'intervento della Fondazione che ha funzioni trainanti per ogni forma di riabilitazione affidata ad essa dall'ente pubblico (Regioni e Aziende Sanitarie Locali) in regime di convenzione con il Servizio Sanitario Nazionale.
La componente scientifica e di ricerca è andata sviluppandosi attraverso convenzioni con diversi atenei tra i quali l'Università Statale di Milano, l'Università Cattolica e il Politecnico di Milano. Convenzioni che hanno reso la Fondazione stessa un modello di livello europeo e internazionale di struttura pilota completa e autonoma sul piano della ricerca e delle terapie riabilitative.
Negli ultimi anni si è particolarmente sviluppata anche la dimensione internazionale delle attività della Fondazione, attestata - oltre che dalla partecipazione dell'IRCCS a progetti di ricerca in collaborazione con organismi e Università internazionali e dall'attuazione di progetti del fondo sociale europeo per la formazione professionale e l'inserimento lavorativo dei disabili - soprattutto dal riconoscimento, ottenuto nel Marzo del 2001, di Organismo non Governativo (OnG) per un più diretto intervento nei Paesi in via di Sviluppo.
Accanto alla vita sempre” è il motto che oggi sinteticamente meglio esprime la concretezza e vitalità dell’Opera iniziata da Don Carlo.
Editoriale a cura di Daniele Pellegatta, Primario Fisiatra, IRCCS Santa Maria Nascente Don Gnocchi Milano

                                                                                                                                                  La Redazione


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