RASSEGNA STAMPA
UNA TRASFUSIONE SBAGLIATA, LITI IN CORSIA: BASTANO LE PROCEDURE?


In questi giorni nei nostri ospedali e durante le attività quotidiane è inevitabile che il pensiero torni all'episodio dell'errore trasfusionale capitato a Torino e alle “discussioni” in sala parto negli ospedali di Messina. In entrambi i casi vi sono state delle conseguenze gravi a causa dei comportamenti degli operatori sanitari, nel primo caso il decesso di una paziente, nel secondo un danno reale o possibile alla madre ed al neonato. Nei discorsi dei più il commento prevalente è "meno male che non è successo a me", oppure "che sfortuna quel collega" riguardo al primo episodio, mentre nel secondo caso si resta come sgomenti di fronte a “situazioni di questo tipo”, “com'è possibile che due colleghi medici litighino così animatamente davanti alla paziente fino a mettere a rischio la vita di un nascituro?” Queste considerazioni immediate sono anche le nostre, anche se intuiamo che si tratta di reazioni emotive, destinate a durare pochi giorni, dopodiché tutto viene dimenticato e si ritorna alla solita routine.
Noi capiamo che affermazioni di questo tipo non ci bastano e soprattutto non ci aiutano a vivere il nostro lavoro con passione. Quando si verifica un errore medico, occorre andare più a fondo e tenere conto di tutti i fattori in gioco al di là del fatto specifico, altrimenti  si rischia soltanto di alimentare un clima di conflitto nell'ambiente di lavoro.Josè Perez, Un giorno in ospedale (1929)
Prima di tutto l’errore è umano,  ciascuno di noi potrebbe commettere  errori simili e ugualmente gravi. In un caso non è stata rispettata una procedura, ma anche se  queste sono perfette e correttamente applicate è sempre possibile l’errore. La procedura è un aiuto, ma non ci salva e, soprattutto, trincerarsi dietro le sole procedure non dà soddisfazione; proviamo a volte un senso di sufficienza e alla lunga questo può rendere facile sbagliare. E’ utopistico pretendere, in nome del progresso scientifico, una medicina perfetta dove il medico non deve mai sbagliare, anche se è giusto cercare tutti i modi per evitare errori gravi e soprattutto la loro reiterazione. E' illusorio risolvere il problema delle “liti in corsia” con un’ulteriore regolamentazione dell'intramoenia, o attraverso il rispetto di rigidi protocolli e il rinnovamento di linee guida, come viene in questi giorni prospettato sui quotidiani. Questa purtroppo è la convinzione della mentalità corrente, che, peraltro, spinge i medici ad una posizione sempre più difensiva per cui non si rischia più per non rischiare di sbagliare, e ci si accontenta di aver rispettato le procedure. La nostra professione non consiste soltanto nella compilazione a fine turno di una check-list. E’ chiamata in gioco la nostra responsabilità. Noi a chi rispondiamo del nostro lavoro? La nostra responsabilità non è innanzitutto di fronte ai capi o a “corrette procedure” secondo le linee guida, ma nei confronti dell’altro, verso la persona che abbiamo davanti e dobbiamo guardare. Il malato è altro da me e tuttavia ha gli stessi miei bisogni. Guardare l’altro nella sua unicità misteriosa può permettere di riconoscerlo, di appassionarci a lui e al nostro lavoro: quindi anche di trasfondergli la sacca di sangue giusta, benché soverchiati da mille protocolli diversi, da applicare in tempi stretti e a troppi malati contemporaneamente; oppure di procedere nel modo più adeguato nel rapporto con colleghi e collaboratori. Riappropriarsi della propria professione con questa passione rende possibile il reale confronto costruttivo con i colleghi ed una migliore organizzazione del lavoro. La responsabilità  è fattore indispensabile per realizzare una vera collaborazione.

Medicina e Persona vuole essere un aiuto a ritrovare e vivere questa responsabilità: operatori sanitari che si mettono insieme per aiutarsi concretamente a giudicare il modo di lavorare, partendo dal guardare a chi vive in modo più grande questa responsabilità.

Editoriale a cura di:
Claudio Ciacco – Franco Cavalot: AOU San Luigi Gonzaga di Orbassano (TO); Donatella Sperone: Medico di Medicina Generale (TO); Medicina e Persona del Piemonte e Valle d’Aosta.

                                                                                             La Redazione 

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