RASSEGNA STAMPA
LA DIGNITA' DEL MALATO E' NELL'OCCHIO DEL CURANTE


DISABILITA’ GRAVE ED ASSISTENZA: IL VERO RISCHIO NON E’ L’ACCANIMENTO TERAPEUTICO MA L’ABBANDONO

E’ bastato poco. È bastato davvero poco perché trenta gravi disabili sospendessero la loro protesta. Uno sciopero della fame iniziato quindici giorni fa per richiamare l’attenzione di una classe politica e di una opinione pubblica distratte sulla situazione di difficoltà nella quale sono costretti. È bastato semplicemente un momento di ascolto, un impegno, una promessa. La promessa di una reale presa in carico. Perchè in fondo è solo questo il significato del grido che troppe volte si alza da chi è disabile, da chi vive una condizione di malattia non guaribile. Non una domanda di sospensione della cura, non una domanda di eutanasia, ma la domanda di una presa in carico in cui ci si possa sentire ancora un valore: ‘La dignità del malato è nell’occhio del curante’. È davvero sorprendente il tentativo in atto, messo in essere da tanti opinionisti e media, per convincerci che ciò che più temono i malati e i gravi disabili sia l’accanimento terapeutico. Non è l’accanimento che temono costoro, ma l’abbandono. Temono di essere lasciati soli a vivere una condizione considerata senza dignità, con sintomi non controllati, un’insopportabile sofferenza, con la morte ormai imminente. Temono una pratica medica e una politica assistenziale che, superata la fase della guaribilità, non si facciano più carico di loro, proprio nel momento in cui sussistono sempre più i mezzi per garantire una discreta qualità di vita e un buon livello di integrazione sociale anche quando non sia più possibile guarire, quando la disabilità non è più sanabile o quando la vita è ormai giunta al termine.

La presa in carico della disabilità grave e non emendabile tocca questioni gravissime che interrogano la stessa idea di uomo e di civile convivenza su cui si fondano le relazioni sociali. Per questo non può rimanere inevaso questo "grido", né ad esso si possono dare risposte generiche appellandosi alla ristrettezza delle risorse economiche o ad astratte categorie che, definendo la qualità della vita, stabiliscano chi può vivere e chi invece deve morire.

 

Editoriale a cura di G.B. Guizzetti

La Redazione

Lettera aperta dei disabili
Lettera del Ministro Livia Turco a Salvatore Crisafulli

(versione in pdf per stampa)