RASSEGNA STAMPA
L'EQUIVOCO DI PANEBIANCO


L’editoriale di Panebianco sul Corriere del 1/10 dal titolo “La zona grigia tra vita e morte” centra bene alcune questioni dell’attuale dibattito sul testamento biologico, tanto che all’inizio, dopo una lettura superficiale, ci sembrava quasi di poter essere d’accordo con quanto scrive. A una lettura più attenta però ci sono punti chiave equivoci nello scritto e che vanno commentati.
Una volta che sì è entrati in merito ad una regolamentazione del fine vita per legge (voluta da entrambi gli schieramenti) è ovvia – per antonomasia - l’invasione dello Stato su temi e ambiti da cui esso dovrebbe stare fuori.   
Poi il contesto: ormai una legge italiana sul testamento biologico si inserisce in una contesto sociale italiano ed europeo che sono orientati a un soggettivismo dilagante. E’ vero che siamo “fuori” dalla vicenda Englaro ma il rischio che un fatto così grave possa riaccadere esiste. Non siamo ingenui; qualcuno diceva che l’ingenuità da adulti è una colpa. Chi oggi è contrario alla legge approvata in Senato è preoccupato di una iper-regolamentazione che vieti la sospensione di alimentazione e idratazione, infatti nel dibattito si parla sempre e solo di questo. Si è arrivati anche a voler definire “terapia” una assistenza di sostegno vitale adeguata a pazienti stabili e vivi, ma non autonomi e in stato di malattia permanente. Si vuole attribuire ad alimentazione e idratazione con sondino il significato di “terapia” così da poter invocare l’accanimento terapeutico e quindi avere la legittimazione a sospenderle. Anche se si trattasse di “terapia”, chi, in scienza e coscienza, sospenderebbe un farmaco efficace al benessere del proprio paziente per il solo fatto della non guaribilità della patologia? Smettiamola con questi escamotages. Siamo fuori dalla vicenda Englaro, ma siamo in pieno dentro la mentalità che ne ha permesso la morte.
Il contesto europeo basta leggerlo sui quotidiani, osservando quello che sta accadendo in Inghilterra e in Svizzera. Sono fatti atroci che stanno accadendo, come si può  leggere anche sulla nostra rassegna di oggi.
Noi non avremmo mai proposto né fatto una legge sul testamento biologico. E’ vero che non si può protocollare tutto, tanto meno nel nostro lavoro. Tuttavia la legge Calabrò ha il pregio di mantenere una discrezionalità rispetto al lavoro del medico – come si vede nell’aspetto della non vincolatività - e di conseguenza un rispetto del  caso singolo, individuale, “caso per caso”, che consente a chi assiste  di agire in scienza e coscienza nell’interesse del bene del paziente;  d’altra parte sgombra ogni equivoco a riguardo di richieste di eutanasia attiva o passiva che non sono - a detta di entrambi gli schieramenti – l’obiettivo di una legge del nostro Parlamento.
C’è sicuramente una zona grigia ma non è quella cui si fa riferimento nell’editoriale. Zona grigia per noi altro non può essere se non il margine in cui si gioca drammaticamente e ogni momento la decisione clinica di come trattare un paziente. Non è una zona grigia legislativa, nemmeno giuridica. E tanto meno, uno spazio privato e personale in cui qualsiasi decisione diviene legittima, legata a soggettivismi o sganciata da qualsivoglia realtà deontologica.  E’ una zona che esisterà sempre da quando c’è la medicina e da quando medici e operatori sanitari assisteranno da uomini altri uomini. Ma non è una zona in cui chiunque possa disporre dell’altro e con un margine di manovra determinato dalla soggettività propria o di altri: agire in scienza e coscienza significa per un medico tenere conto delle evidenze scientifiche per metterle a frutto del caso particolare, non dimenticando mai che chi si sta assistendo ha una dignità oggettiva, a prescindere dalle condizioni di vita in cui versa e a cui noi tocca solo soccorrere. Se la legge in discussione terrà conto di questo, aiuterà chi assiste a ricordare dove sta il criterio di scelta – dovrebbe essere lo scopo di ogni legge! - .  Il rischio più grande invece è quello di fare una legge che vada bene a tutti, rinunciando a dire ciò che è bene e ciò che è male.
Cioè rendere etico per legge ciò che etico non è.

Editoriale a cura di C. Isimbaldi

                                                                                                                                           La Redazione

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In rilievo

Il futuro non si calcola (L'Osservatore Romano - 26/09/2009)
La zona grigia tra vita e morte (Corriere della Sera, A. Panebianco - 30/09/2009)
Eutanasia uno spettro si aggira per l'Europa (Avvenire, E. Del Soldato - 30/09/2009)
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TESTAMENTO BIOLOGICO/EUTANASIA

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A. Tagliapietra - 29/09/2009

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Così le norme nel resto del mondo - (Il Gazzettino)
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Una legge in corsia d'emergenza - (Tempi)
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