RASSEGNA STAMPA
NOI CI SIAMO E VOTIAMO


In questa campagna elettorale programmi e proclami sono apparsi in gran parte approssimativi e talvolta demagogici (es. abolizione dei ticket, via i privati dalla sanità, ritorno alla 833/78, ecc.); non si è entrati in merito alle vere criticità del sistema. La scelta del voto non è indifferente così come l’assetto politico futuro. Segnaliamo i punti che emergono come significativi per noi, a partire dai quali è utile prendere posizione.

  1. Principi non negoziabili. Finora sono stati occasione di scontro ideologico e di strumentalizzazione. Per chi lavora in sanità, l’affronto di questi aspetti non è un richiamo di tipo “etico”, ma è costitutivo della professione, perché “chi è l’uomo” determina il rapporto con i pazienti, le modalità di cura, i percorsi diagnostici e terapeutici, le scelte assistenziali. Per questo il nostro intervento nel sostegno sui principi è fondamentale e non delegabile a delle leggi: ha come fondamento la radice del nostro lavoro e porta ad individuare soluzioni vicine alla persona e al bisogno, rispettose della vita dal concepimento fino alla morte naturale.
  2. Il cambiamento della domanda di salute. Nel nostro Paese la domanda di salute si è modificata profondamente con un incremento del carico socio-assistenziale legato alla cronicità e fragilità. La famiglia, tradizionalmente in prima linea nell’assistenza soprattutto agli anziani, sembra aver perso ormai il suo ruolo vicariante. Numerosi sono i tentativi, prevalentemente ancora a livello sperimentale, di risposta alle nuove necessità di cura ed assistenziali (strutture intermedie, ospedali di comunità, ospedalizzazione domiciliare, CReG  in Lombardia),  ma poiché la famiglia è una risorsa del sistema va anch’essa sostenuta e finanziata.
  3. Federalismo. In Italia  ci sono 20 sistemi sanitari perché ci sono venti differenti economie. Forzare il territorio ad adottare il medesimo modello di offerta sanitaria, indipendentemente dalla rete sociale e dalle infrastrutture caratteristiche, significa perdere un capitale insostituibile. Per questo il governo del territorio, anche per quanto riguarda la sanità, non può che essere federalista: i principi devono essere definiti a livello nazionale, ma attuati con un’organizzazione territoriale specifica. Senza federalismo in materia sanitaria non si sarebbero consolidati SSR di eccellenza dal punto di vista della qualità dei servizi  e dell’ efficienza (vedi Lombardia, Emilia Romagna); un ritorno al centralismo rischia uno slivellamento  verso il basso di tutto il sistema
  4. Sussidiarietà. Nel nostro paese la maggior parte dell’infrastruttura di degenza e residenziale, incluso ciò che si attribuisce all’“ospedalità pubblica” non è stata realizzata dallo Stato, ma da risorse private messe a disposizione della collettività. Questa rete sussidiaria finora garantita dalla “società civile” nell’integrare l’offerta socio-assistenziale dello Stato viene talora considerata solo complementare, altrove riconosciuta ma data per scontata. Senza adeguate politiche di valorizzazione e tutela delle risorse private (profit, no-profit) lo Stato dovrà fronteggiare con sempre meno risorse bisogni assistenziali via via più rilevanti e diffusi
  5. Professioni. Per favorire lo sviluppo di competenze adeguate all’evoluzione tecnica e organizzativa della sanità, è  necessario mettere in rapporto esperienza e mercato del lavoro introducendo meccanismi di certificazione delle professionalità acquisite, validi anche ai fini del contratto. Ciò comporta, da un lato un ruolo decisivo delle componenti istituzionali e scientifiche nei processi di qualificazione dei professionisti, e dall’altro  un ruolo delle aziende sanitarie per una profonda revisione delle procedure di selezione e sviluppo delle risorse umane che valorizzi il merito professionale in rapporto alle finalità ed agli obiettivi dell’Ente. E’ necessario rivedere il quadro normativo regolando reclutamento, retribuzione e incentivazioni in una prospettiva meritocratica attraverso: 1) liberalizzazione del contratto di lavoro dei medici con incarichi adeguatamente remunerativi di tipo libero-professionale, a tempo determinato, rinnovabili; 2) meccanismi premianti legati al merito ed alla qualità clinica; 3) stipendi agganciati non solo alle posizioni organizzative, ma a professionalità e produttività. In questo senso la sfida da cogliere non è solo a carico del Governo del Sistema ma anche del mondo Professionale.

A cura di R. Latocca, Associazione Medicina e Persona

 

                                                                                                                                            La Redazione
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