RASSEGNA STAMPA
QUALE FUTURO PER LE PROFESSIONI SANITARIE? UN CONTRIBUTO PER UNA RIFLESSIONE


Vi è ancora incertezza sul contenuto di  alcuni atti normativi che condizioneranno in modo rilevante il prossimo futuro delle professioni mediche ed infermieristiche. 
Il cosiddetto “DL Irpef”, recentemente licenziato dal Consiglio dei Ministri,  sembra non prevedere la  copertura economica per il finanziamento dei contratti di formazione specialistica aggiuntivi,  confermando il taglio netto delle borse disponibili per l’a.a. 2014-2015. Inoltre l’ultima Bozza dell’Accordo Stato-Regioni sull’ampliamento delle competenze infermieristiche ha provocato una levata di scudi dell’intersindacale medica.Così si rischia di alimentare  una “conflittualità interna”  non utile a nessuna componente professionale e soprattutto ai pazienti, come peraltro riconosciuto dal Presidente CIMO.

Molte sono le sfide che stanno condizionando l’assetto, le competenze delle professioni all’interno del nostro sistema sanitario. L'evoluzione scientifica e tecnologica ha profondamente mutato gli approcci clinico-assistenziali-riabilitativi, ma è anche cambiata la complessità all’interno degli ospedali   in termini di gravità delle patologie e severità delle cure ed assistenza. Alcune sperimentazioni regionali (Toscana, Emilia-Romagna) di applicazione di protocolli medico-infermieristici nei Pronti Soccorsi (see and treat) ed in ambito pre-operatorio hanno documentato un possibile rafforzamento ed ampliamento di competenze della professione infermieristica. A livello Europeo il concetto  di “atto medico” è stato superato dal concetto di “atto sanitario”,  nel senso di atto integrato fra più professioni sotto controllo medico. Una recente pubblicazione dell’OECD (Health at a glance 2013 – OECD indicators)1 inoltre mostra come l’assetto delle professioni sia molto sbilanciato in Italia rispetto alla quasi totalità dei Paesi avanzati OECD. Il numero di medici praticanti infatti permane in  Italia molto più alto (4,1 x 10-3) rispetto alla media dei paesi OECD (3,2 x 10-3) e di alcuni dei paesi maggiormente sviluppati (US 2,5 x 10-3, UK 2,8 x 10-3, Francia 3,3 x 10-3, Germania 3,8 x 10-3). Il rapporto infermieri/medici praticanti in Italia è molto più basso (1,6 x 10-3) rispetto a quello dei Paesi OECD (2,8 x 10-3). In Francia gli infermieri sono il 60% in più, in Inghilterra il doppio, negli Stati Uniti 2,7 volte. Analizzando i dati in ambito specialistico sia medico che infermieristico,  ad esempio nel settore ostetrico-ginecologico,  emergono differenze notevoli con altri modelli nazionali avanzati. I medici specialisti ostetrici-ginecologi sono 41,9 x 10-5 donne vs. 27,9 x 10-5 dei paesi OECD (50% in più) , il 60% in più rispetto agli Stati Uniti, il 75% in più rispetto a Francia e Regno Unito. Invece per quanto riguarda le ostetriche in Italia il numero (47,9 x 10-5 donne) è di molto inferiore alla media OECD (69,9 x 10-5  il 45% in meno) ed a molti Paesi avanzati (es. nel Regno Unito le Ostetriche sono più del doppio rispetto al nostro Paese). Ovviamente questi dati vanno interpretati prudenzialmente anche alla luce del diverso tasso di fertilità nei diversi Paesi, infatti noi siamo uno dei paesi a minor tasso di fertilità. Infine l’assetto e l’equilibrio interno delle  professioni, sarà anche molto condizionato a medio-lungo termine dalla progressivo  contenimento  delle cure a livello ospedaliero a fronte di un aumento del fabbisogno di cura e assistenza per anziani e per pazienti cronici a livello  territoriale e domiciliare. Molto su cui riflettere, molto su cui proporre e mettersi in gioco: non possiamo replicare modelli statici e soprattutto attestarci su rivendicazioni corporative, c’è bisogno di un cambiamento. Questo cambiamento dovrà  iniziare dall’Università che dovrà adeguare i contenuti formativi ai saperi richiesti ai singoli e ai gruppi (professionali e multi-professionali), evitando di assestarsi su altre logiche. Andranno anche valorizzate quelle esperienze formative sul campo di nuovi profili professionali specialistici sviluppatisi all’interno del SSN nei nuovi percorsi e modelli di cura (sub-acuti, assistenza a patologie croniche invalidanti, assistenza domiciliare, ecc.).

A cura di R. Latocca

 

(versione per la stampa)

 

http://www.oecd.org/els/health-systems/Health-at-a-Glance-2013.pdf

 

Articoli di riferimento


Comunicato stampa Sindacati Medici  (16/04/14)
Competenze infermieristiche. Si al confronto con i medici. Ma bisogna andare avanti – quotidianosanità.it (23/04/14)


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