RASSEGNA STAMPA
ACCESSO AL PENSIONAMENTO ANTICIPATO IN SANITA': PRATICAMENTE UNA CHIMERA. E' NECESSARIO RECUPERARE IL VALORE ED IL SENSO DEL LAVORO


E’ imminente l’approvazione del Decreto Legislativo in tema di accesso anticipato al pensionamento per gli addetti alle lavorazioni usuranti (Disegno legge lavori usuranti), tra le quali rientrerà anche il lavoro notturno dei dipendenti ospedalieri, a partire dagli infermieri e dai medici. Chi svolge da 64 a 71 turni notturni annui potrà andare in pensione un anno prima, da 72 a 77 turni notturni due anni prima e chi svolge più di 78 notti annue, potrà andare in pensione con tre anni di anticipo. Per le pensioni aventi decorrenza entro il 2017 il beneficio sarà concesso esclusivamente a chi ha svolto il lavoro notturno in modo regolare e continuativo per almeno 7 anni negli ultimi dieci anni di lavoro, mentre per le pensioni che decorreranno dal 2018 il beneficio sarà concesso solo a chi  ha svolto il lavoro notturno intensivo per almeno metà della vita lavorativa.
La presenza di un capitolo di spesa già programmato da 312 milioni di euro per l’anno 2011 ai 383 milioni annui dal 2013 in poi, su tutti i settori / mansioni lavorative usuranti, potrebbe in caso di risorse insufficienti far scattare criteri di priorità in riferimento alla maturazione dei requisiti.
In pratica il beneficio maggiore (pensionamento anticipato di tre anni) dovrebbe interessare non più del 0,5-1% degli infermieri ed i benefici minori (pensionamento anticipato di uno/due anni) non più del 2-3%. E’ altamente improbabile che ne siano interessati i medici, anche perché i turni di reperibilità non rientrano nel conteggio (bisogna effettuare almeno 6  ore di lavoro attivo/ notte). Inoltre tutti coloro che svolgono lavoro usurante precario non dipendente (contrattisti, guardia medica, ecc.) non avranno presumibilmente accesso ai benefici. La pensione anticipata per i cinquantenni rimarrà una chimera: spariranno progressivamente  le pensioni di anzianità lavorativa  e si andrà probabilmente in pensione tutti a 65aa; per i giovani andrà peggio, almeno i medici, perché matureranno la pensione a 70 anni. L’invecchiamento del personale chiede sicuramente interventi urgenti, almeno per le mansioni più usuranti che prevedono turni notturni intensivi, visto che l’età rappresenta il fattore demografico più associato alle malattie disabilitanti ed  al conseguente disadattamento lavorativo. Da questo punto di vista la necessità di favorire il turn-over, con spostamento progressivo del carico di turni notturni dai lavoratori “anziani” ai più giovani, è evidente. Vi sono anche altre strategie adottate in alcuni paesi europei (es. Francia) ove  i turni notturni dei medici sono pagati fuori dallo stipendio fisso,  rappresentando una forma di incentivazione.

Serve una riflessione ed un cambiamento culturale di mentalità radicale che nasce dall’evidenza che il punto non è quello di definire la fine del lavoro, scelta fortemente legata alle condizioni economiche,  ma recuperare il significato del lavoro, che solo rende possibile costruire anche in condizioni difficili: è necessario recuperare il valore e l’utilità del lavoro per la propria persona. Nell’enciclica Laborem  Exercens (1981) Papa Giovanni Paolo II scrisse che “Il lavoro è una delle caratteristiche che distinguono l'uomo dal resto delle creature, la cui attività, connessa col mantenimento della vita, non si può chiamare lavoro; solo l'uomo ne è capace e solo l'uomo lo compie, riempiendo al tempo stesso con il lavoro la sua esistenza sulla terra. Così il lavoro porta su di sé un particolare segno dell'uomo e dell'umanità, il segno di una persona operante in una comunità di persone; e questo segno determina la sua qualifica interiore e costituisce, in un certo senso, la stessa sua natura.” Anche lo stesso Sigmud Freud alla domanda postagli su cosa fosse necessario fare bene nella vita perché questa fosse degna di essere vissuta rispose sinteticamente: “Lieben und arbeiten” trad. “amare e lavorare”.

A cura di Cosimo Iacca e Raffaele Latocca

                                                                                                                               La Redazione

Articolo di riferimento:
Medici: niente lavori usuranti (Il Sole24Ore Sanità, 22/03/2011)

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