RASSEGNA STAMPA
SANITA' TRA RISCHIO, DEFAULT E PROTESTE


Il momento è critico non solo per l’Italia. La ricchezza che si è prodotta nel corso degli anni si sta erodendo, non si può pensare di vivere di rendita. Non sono solo i politici ad aver responsabilità: in Italia il senso del bene comune è sempre stato in difetto. Per tanto tempo abbiamo “munto la vacca”: posti di lavoro di diritto ma senza doveri, pensioni senza corrispondenti contributi, case abusive o senza oneri di urbanizzazione o non accatastate, lavori pubblici senza qualità, servizi pubblici senza pagare biglietto,  esami inutili e  consumismo farmaceutico, etc.
La politica-gazzarra, figlia della politica-ideologia e delle lotte personali e di potere, non ci ha portato lontano. La politica serve a costruire il bene comune, vogliamo sperare e cercare di agire in modo che succeda. Bastano i talk-show? No. Occorre un’educazione del popolo, a partire dall’educazione dei singoli.
In sanità nel nostro Paese sono stati fatti progressi nel corso degli anni: siamo passati dai pagamenti a piè di lista degli anni ‘80, all’aziendalizzazione degli anni’90, al monitoraggio delle prestazioni e dei costi del 2000. Un ulteriore passo è necessario: migliorare appropriatezza e qualità delle prestazioni, razionalizzare l’impiego delle risorse, rendere efficienti quelle Regioni in cui la sanità funziona poco e male nonostante una spesa abnorme, valorizzare  le realtà assistenziali  che nascono dal non-profit e dal volontariato e che sono vicine alla sorgente del bisogno.
Gli operatori sanitari in prima persona devono fare la loro parte.
Secondo quanto previsto dalla legge di stabilità, l’età pensionabile salirà a 67aa nel 2026 per  gli uomini che per le donne, sia nel settore pubblico che privato. Inoltre ai 67aa bisognerà probabilmente aggiungere  la finestra mobile (periodo di attesa per ricevere la pensione dopo la maturazione dei requisiti minimi) e l’adeguamento alle aspettative di vita, che secondo un calcolo approssimativo può prevedere un adeguamento di 3-4 mesi per ogni triennio.  Tale assetto pensionistico è già attivo in alcuni paesi Europei (in Svezia e Finlandia l’età pensionabile è già di 67aa sia per gli uomini che per le donne) e andrà progressivamente a regime per tutti i paesi nei prossimi anni1. Questi interventi, inevitabilmente influiranno sul mondo  sanitario, ove già oggi l’età media dei medici è di 50aa e quella degli infermieri di 40aa. 
E’ noto a tutti che l’indice di capacità lavorativa (Work Ability Index) diminuisce in maniera diversa con il progredire dell’età a seconda del tipo di lavoro; in particolare si è registrata una più precoce e consistente diminuzione dell’indice nel corso degli anni nei lavoratori con lavoro manuale pesante e nel personale infermieristico (soprattutto donne), mentre è rimasto sostanzialmente stabile o lievemente ridotto fra i medici ed i biologi, confermando come esso dipenda dal tipo di carico di  lavoro cui è soggetto il lavoratore anziano.2 
Ulteriori fattori incidono sulla capacità lavorativa del personale sanitario come lo stress occupazionale ed il lavoro intensivo a turni. Il recente Decreto Legislativo che definisce i “lavori usuranti” a cui applicare  facilitazioni pensionistiche (anticipo da 1 a 3 anni) individuano come fattore usurante non la tipologia di lavoro (es. operatori addetti al Pronto Soccorso, alla Chirurgia di urgenza ed alla Rianimazione), ma l’effettuazione di una turnistica notturna intensiva di lavoro  (> 64 turni / anno).3
E’ realistico aspettarci un futuro lavorativo in sanità  con prolungamento dell’attività  per tutti oltre i 65aa, orari di lavoro protratti e scarsa possibilità di usufruire delle facilitazioni pensionistiche collegate ai “lavori usuranti”.
Alcune riflessioni, già possibili sin da ora nelle Unità Operative, solo se si volesse:
- va valorizzata l’esperienza professionale dell’anziano con l’attribuzione di funzioni tutoriali nei confronti dei giovani medici specialisti. Invecchiare al lavoro non è “una maledizione”, l’invecchiamento può portare con sé una dote  professionale in termini di esperienza, saggezza e visione strategica, che può favorire il lavoro di tutti e così limitare i rischi di conflitti intergenerazionali 
- sarà necessario a breve medio-termine individuare ed applicare soluzioni organizzative  sostenibili nei riguardi del personale ausiliario ed infermieristico anziano soggetto ad alto carico lavorativo fisico  (orari di lavoro flessibili e differenziati, miglioramento dell’ambiente, degli strumenti e metodi lavoro, potenziamento degli ausili di lavoro, ecc.);
- nel contempo è necessaria una reale responsabilizzazione dei giovani medici attraverso la trasmissione non solo di un sapere, ma dello scopo del nostro lavoro (senza questo scopo sin dai primi anni di lavoro molti di loro cedono già ad una “mentalità minimalista”, spesso non esponendosi e non rischiando fino in fondo una responsabilità clinica)
In sintesi servono realismo e nessun cedimento ad un “mentalità parasindacale” piena di lamento.
Lo scopo del  nostro lavoro rende possibile la disponibilità ad un cambiamento reale e al  sacrificio di sé.
Occorre realmente  un’educazione del popolo, a partire dall’educazione dei singoli.
Oggi più che mai occorre una ricostruzione  umana e professionale, che ci faccia percepire non “distante” la sorte del nostro lavoro da quella del nostro Paese.  Come diceva   Don Carlo Gnocchi  “Nessuno badava al tempo, al sacrificio, faceva distinzione di compiti o di doveri, e ciascuno faceva, a turno ed opportunità, il dattilografo, l'archivista, il fattorino, il facchino, l'autista, la personalità, il meccanico, il portalettere, il correttore di bozze, l'autore ecc. ecc. Questa era la poesia che ora, come tu sai, è morta, per dar luogo alle burocrazia. In minuscolo, se vuoi, ma sempre burocrazia. Che non vuol dire carte e pratiche (ce n'era tanta anche allora di carta) ma disinteresse e distacco da quello che si tratta.”

A cura di F.Cavalot e R. Latocca

                                                                                                                               La Redazione

1. http://www.ingenere.it/articoli/et-pensionabile-di-donne-e-uomini
2. G, Costa “Lavoro e invecchiamento” Med Lav 2010; 101 (suppl 2) 57-62;
3. http://www.quotidianosicurezza.it/sicurezza-sul-lavoro/lavori-usuranti-e-pensionamento-pubblicato-latteso-decreto.htm


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MANOVRA

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