RASSEGNA STAMPA
FARE VERITA': IL PRIMO COMPITO PER UNA CONVIVENZA CIVILE


Una informazione orientata al vero non pare essere più di moda. L’abbiamo visto con la vicenda del documento a favore della 194 e della pillola del giorno, trasmesso come  espressivo della volontà di una intera Federazione e mai votato dalla FNOMCEO. Sbandierato in prima pagina dalla stampa di tendenza, durante un week end, con l’impossibilità alla replica da parte dell’altra stampa, quella che ha potuto controbattere il “vero” solo il martedì successivo (tranne Avvenire, pronto a dare la corretta versione dei fatti sin da domenica). Sui quotidiani della menzogna sono poi apparse in sordina le successive rettifiche, accompagnate da scontate interviste sui canali televisivi che riferivano l’accaduto solo a supposti “malintesi” a riguardo. Pensavamo che fosse finita, invece ecco la seconda notizia falsa o comunque non corrispondente ai fatti: L’AIFA non ha ancora dato il via all’approvazione della RU486 e già questa viene venduta come cosa fatta.
Quale convivenza civile è mai possibile se l’informazione è così deformata da una cultura che vuol determinare la vita di ognuno, invadendola e obbligandola così ad un consenso, fino ad inventare fatti che non sono accaduti? Finora eravamo arrivati all’assurdo di vedere un’interpretazione ideologica - perciò pregiudiziale - delle cose e della realtà. Ora siamo alla cruda falsificazione di esse. Una convivenza civile può esistere se c’è trasparenza, può sussistere se i rapporti tra gli uomini sono rapporti di fiducia reciproci, di stima reciproca.  Quale potrà mai essere la stima tra due uomini quando uno carpisce la fiducia dell’altro attraverso l’inganno?
Così non ci va bene, non ci allineiamo. In questo forse è radicalmente diversa la dimensione sociale-politica degli uomini del nostro tempo rispetto a quella di soli soli 50 anni fa. Che cosa determinava allora la scelta di essere a capo, di guidare altri uomini? La responsabilità personale a fare il bene, dentro la cosa pubblica. E di non dimenticare questa dimensione nella gestione politica e sociale della vita del paese. Cioè nell’essere uomini tutti d’un pezzo, aderenti più al vero che al proprio pezzetto di potere e per questo disposti anche a perderlo.   Grazie a chi dentro gli Ordini Provinciali si è preso questa responsabilità in questo frangente, grazie a chiunque voglia continuare con noi questo lavoro che è per l’uomo.
Editoriale a cura di C. Isimbaldi

                                                                                           La Redazione

(versione in pdf per stampa)

Documento dei Presidenti degli Ordini Provinciali della Lombardia
Il nostro comunicato stampa
Il comunicato di Scienza & Vita
Il comunicato della FIAMC

Noi siamo medici perchè amiamo la vita (Avvenire, 27 febbraio 2008)
Strano il discorso sull'uomo che non parte dall'uomo (Avvenire, 26 febbraio 2008)