RASSEGNA STAMPA
ARRIVATI AL CAPOLINEA: ORA DOVE ANDIAMO?


A fronte della diminuzione dei trasferimenti dello Stato per la sanità, le Regioni sono corse ai ripari aumentando (o mettendo) i ticket, riformulando (in diminuzione) i contratti con i fornitori di prestazioni, mettendo un tetto sui farmaci costosi erogati da Ospedali e Asl o chiedendo alle Aziende Sanitarie piani di rientro. Tutti questi provvedimenti non riescono  a nascondere la loro natura di semplici aggiustamenti; in realtà, ciò che sta bollendo in pentola è qualcosa di più radicale: non è più possibile dare tutto a tutti, secondo la logica del diritto alla salute, insito nella Legge 833/78. Infatti più di trenta anni fa il nostro Sistema Sanitario nacque nella certezza che lo Stato dovesse garantire tutto a tutti, come diritto. Oggi il “tutto esaurito” vale per tutte le Regioni, Lombardia compresa, anche se il modello sanitario lombardo si sta mantenendo ad un buon livello, nascondendo le crepe, assai meno evidenti che in altre situazioni regionali.
D’altra parte, studiosi attenti avevano preannunciato già vent’ anni fa che saremmo arrivati ad un punto di rottura riguardo al Welfare State: non solo per una insostenibilità economica dei servizi offerti, ma anche, per un problema culturale. Una sorta di sindrome da dipendenza per cui la gente stava (sta) sempre più perdendo la capacità di rispondere in proprio ai propri bisogni e scivolava (scivola) nella concezione che il grande padre Stato, o la grande mamma Regione, dovessero fornire le risposte giuste e gratuite per rispondere ad un diritto di tutti. Per poi lamentarsi, perché risposte valutate inadeguate, insufficienti, burocratiche.

Il punto è proprio questo: il sistema non è più sostenibile, non si può più dare tutto a tutti, questo Welfare è in crisi. Ma quale è la via d’uscita?

C’è una risposta, dura, difficile e ha bisogno di tempo. La risposta sta nella sussidiarietà, nella responsabilizzazione dei cittadini, in una ripresa di iniziativa della gente. Non più una società dei diritti ma una società dei doveri che si fonda sulla responsabilità. Questo risultato non lo si ottiene per magia ma, al contrario, attraverso una educazione. Emergenza educativa è anche questo. Qualcuno chiama questo movimento culturale ed operativo: “Big Society”. La Big Society è una società di doveri che si fonda sulla solidarietà e sul mutuo aiuto, non sull’individualismo. La Big Society è una società nella quale i singoli cittadini, riuniti in associazioni diventano i destinatari di una profonda decentralizzazione politica ed economica, gestendo in prima persona i servizi pubblici al posto dello Stato. Una società capace di riportare nelle mani dei cittadini  il potere di cambiare le cose, nella convinzione che se qualcuno decide di fornire servizi a se stesso, alla propria famiglia e alla propria comunità, lo farà certamente meglio di qualsiasi Ente che agisce dall’alto e da lontano.
La Big Society è un progetto politico che spinge la comunità ad essere protagonista della modernizzazione, libera l’iniziativa, promuove la solidarietà, sposta il baricentro del potere dallo Stato alla Società. Tutto questo nella convinzione che non vi possa essere ripresa economica senza ripresa sociale; cioè se non si mettono i cittadini nella condizione di partecipare allo sviluppo.

A questo punto, normalmente cominciano le obiezioni.  I nostri problemi hanno bisogno di soluzioni urgenti; questo invece è un cammino che ha bisogno di tempo, di gradualità, di pianificazione. E’ vero: la Big Society non è una risposta prefabbricata e pronta da usare:  è un’operazione complessa, prima culturale poi gestionale/operativa. I critici affermano che in Italia mancano le condizioni essenziali: una cultura politica ed un capitale di elevato civismo, organizzazioni intermedie orientate alla risoluzione dei problemi collettivi e non solo ai vantaggi corporativi, uno Stato “facilitatore”.
Oppure qualcun altro obbietta: ma quella della Big Society non è forse una mossa politicamente furba per mascherare e far digerire ai cittadini il taglio drastico delle spese sociali? A questo punto bisogna chiedersi quale sia l’alternativa: una società fratturata e priva di fiducia e di slancio?
Un'altra obiezione ancora: noi abbiamo già il federalismo. E’ evidente che questa operazione della Big Society non coincide con il federalismo. Il federalismo nasce da un altro bisogno: serve a rispondere alla crisi fiscale e alla disparità tra il prelievo fiscale da un certo territorio e la possibilità di quello stesso territorio di usufruire di queste risorse. Big Society vuol invece far diventare protagonista la gente e le sue organizzazioni.

Se questa è la strada per tentare di uscire da questa situazione di empasse in sanità, qualcuno potrebbe dire: “allora la Regione Lombardia è ben messa perché ha fatto della sussidiarietà la sua bandiera programmatica”. Qui c’e una nota dolente. Ciò che ha messo in campo Regione Lombardia in sanità non è autentica sussidiarietà, ma una sorta di allargamento del pubblico al privato, che attraverso il privilegio dell’accreditamento – ora bloccato e fortunato chi già c’e l’ha! – si è trovato a godere di una sicurezza di mercato con qualche sicurezza in meno rispetto al pubblico. Si è trattato in fondo di un contagio delle logiche del pubblico al mondo del privato che ha in più  la tensione di una ricerca di un  profitto.
Qualcuno potrebbe obiettare: ma è una diagnosi troppo severa. Per esempio la libertà di scelta da parte dei cittadini, dove la metti? Libertà di scelta, voucher, indicazione sui referti di quanto è costata all’Asl la prestazione sono tutti elementi interessanti per una responsabilizzazione dell’utente. Ma non bastano.

Ciò che c’è in gioco è di più: che i cittadini attraverso le loro organizzazioni ed associazioni possano conquistare la possibilità non solo di scegliere da chi farsi curare ma, soprattutto, di avere in mano le redini del servizio in cui farsi curare. Se non si batte la strada della partecipazione attiva, del mettersi in prima persona in gioco a costruire pezzi di sanità, utile ai tuoi bisogni e ai bisogni di quelli che con te si coinvolgono,  parlare di appropriatezza, di uso corretto dell’offerta sanitaria, di giusto utilizzo delle risorse …. è un discorso moralistico, un appello vuoto che non convince. Se non si riesce ad ottenere un uso responsabile delle risorse il solo strumento che rimane è frenare l’offerta o contenere la domanda. A questo punto diventa inevitabile l’introduzione dei ticket.  Ma è tutto inutile. Sono provvedimenti destinati a non raggiungere il risultato.

Bisogna invece puntare sulla responsabilità. Responsabilità del paziente, responsabilità dell’operatore. Per tentare di tenere insieme equità, efficacia e sostenibilità non si può saltare la questione della corresponsabilità e della partecipazione attiva dei diretti interessati.  Esiste qualche esperienza in cui ciò avviene. Una di queste è la “Fondazione Monza e Brianza per il bambino e la sua mamma”. In questa realtà i genitori dei bambini ammalati, attraverso due associazioni cui aderiscono, sono diventati “padroni”, in società con l’Azienda Ospedaliera e la Regione, e quindi gestori a tutti gli effetti (oneri ed onori!) del pezzo di Ospedale, quello materno infantile, in cui i loro figli vengono curati.

Occorrono  fiducia e speranza e una paziente costruzione.
Lo diceva Don Giussani nel 1987 “ è nel primato della società di fronte allo Stato che si salva la cultura della responsabilità. Primato della società allora: come tessuto creato da rapporti dinamici tra movimenti che, creando opere di aggregazione, costituiscono comunità intermedie e quindi esprimono la libertà delle persone potenziata dalla forma associativa”.

Bibliografia “Big Society e welfare sussidiario” da (www.sussidiarieta.net)

A cura di Ambrogio Bertoglio

                                                                                                                                  La Redazione

(Versione in pdf per stampa)

 



LETTERE ALLA REDAZIONE

A seguito dell'editoriale "LA CRISI ECONOMICA E' UNA DOMANDA SUL NOSTRO LAVORO" (rassegna stampa 20/01/2012):

- Lettera del Dr. Ezio Goggi
- Lettera del Dr. Antonio Sarcina

A seguito dell'editoriale "LE PAROLE SONO POTENTI" (rassegna stampa 23/12/2011):

- Lettera della Dr.ssa Marina Negri
 
 

IN RILIEVO: E' MORTO PADRE ANGELO SERRA

Padre Serra, il gesuita del genoma per i Down - (Avvenire)
D. Neri - 22/01/2012

Per la chiesa e per il Laboratorio - (L'Osservatore Romano)
A. Pessina - 24/01/2012

Quello stile inconfondibile - (L'Osservatore Romano)
A. Spadaro - 24/01/2012
SANITA'/LIBERALIZZAZIONI/TICKET

Sanità: se il tecnico taglia ma non cuce - (La Repubblica)
- 23/01/2012

Sanità, una responsabilità da condividere - (La Stampa)
I. Marino - 24/01/2012

Conoscere il conto serve anche ai medici - (La Stampa)
- 25/01/2012

Sanità, scattano i nuovi ticket su 29 nuove cure mediche - (Corriere della Sera)
S. Ravizza - 25/01/2012

Ticket in base al reddito, riduzione per le esenzioni - (Sole24Ore)
R. Turno - 26/01/2012

Arriva il "sanitometro". Più ticket, meno esenzioni - (La Stampa)
P. Russo - 26/01/2012

Farmacie, il pericolo collasso - (La Gazzetta del Mezzogiorno)
- 26/01/2012

Il Patto per la salute divide le Regioni - (Sole24Ore)
R. Turno - 27/01/2012
PROFESSIONE
EUTANASIA/CURE PALLIATIVE/FINE VITA
ABORTO/LEGGE40/STAMINALI

Sanità, vescovi USA contro Obama sull'aborto - (Avvenire)
E. Molinari - 22/01/2012

Londra, spot in tv per le cliniche degli aborti - (Avvenire)
E. Del Soldato - 22/01/2012

Obama: "Dobbiamo ridurre gli aborti" - (La Repubblica)
A. Aquaro - 23/01/2012

Taglio ai consultori: la regione rilancia con i centri d'ascolto - (Il Giornale - Ed. Milano)
M. Sorbi - 23/01/2012

Con la pillola 8 mila gravidanze interrotte - (Sole24Ore)
M. Bartoloni - 24/01/2012

"Le staminali possono restituire la vista" - (La Stampa)
M. Accossato - 24/01/2012

Legge 40. Il 22 maggio la decisione della consulta - (Avvenire)
I. Nava - 26/01/2012

Aborti, 8 mila con la pillola - (Sole24Ore - Sanità)
M. Bartoloni - 30/01/2012
BIOETICA/BIOPOLITICA

"La stampa rispetti la dignità dell'uomo" - (Avvenire)
M. Pappalardo - 13/01/2012

Vita, quanti abusi - (Avvenire)
M. Conficconi - 22/01/2012

Nessun compromesso sulla vita - (L'Osservatore Romano)
- 25/01/2012
RICERCA/GENETICA

Il genio rinascimentale di Luigi Cavalli Sforza - (Il Giornale)
P. Menazzi - 25/01/2012

Studiando le razze ha distrutto il razzismo - (Il Giornale)
G. Isdrael - 25/01/2012

La gravidanza? Non è etica - (Il Foglio)
N. Tiliacos - 25/01/2012