RASSEGNA STAMPA
EMERGENZA PS: C'E' SOLUZIONE?


In questi giorni è argomento del giorno l’affollamento dei Pronto Soccorso, la indisponibilità di posti letto per acuti e la ricerca di soluzioni.  La stampa ha trovato modo, anche su questo argomento, di alimentare dibattiti superficiali e occasionali su argomenti reali e persistenti con il sottofondo di un pregiudizio non fondato su dati statistici di una  sanità italiana globalmente malata.
La soluzione immediata proposta dell’attuale  ministro tecnico (che non può chiaramente risolvere per il giorno dopo un problema che richiede un notevole cambiamento culturale e successivamente riorganizzativo) è uno slogan - peraltro cavalcato anche dai precedenti ministri della Sanità senza realizzarlo concretamente:  sette giorni su sette, 24 ore al giorno.
E’ un peccato che in un clima di affronto dei problemi italiani che dovrebbe essere tecnico e quindi documentato, argomentato, programmato, temi così rilevanti debbano essere affrontati lanciando ipotesi di soluzioni che dovrebbero essere innanzitutto di dimostrata efficacia e quindi di concreta,  finanziabile e rapida realizzazione.
Quest’anno come ogni anno, nei primi 2 mesi al problema della fragilità, in continuo aumento per invecchiamento e comorbilità cronica, si somma il picco della patologia stagionale.
A questa emergenza si somma anche quella della domanda inappropriata di prestazioni di Pronto Soccorso (codici bianchi e verdi). Al di là dei casi eclatanti, quale è la situazione reale, complessiva, nel nostro paese del bisogno di assistenza acuta e della risposta che oggi dà il sistema sanitario ?
Non c’è spazio qui per analizzare globalmente la cosa. Tuttavia  un approccio serio al problema non può secondo noi prescindere da alcune osservazioni  che vengono normalmente ignorate.

1) L’organizzazione dell’emergenza tramite 118 e dei Pronto Soccorso con personale dedicato e triage ha in questi anni profondamente mutato e migliorato  l’approccio al paziente acuto e non è la mancanza di posti letto nei giorni di picco che deve fare ignorare questo percorso di miglioramento.  Anzi l’effetto collaterale del miglioramento generale (escludiamo casi locali di disfunzione) dell’approccio all’acuto in PS e della medicina difensiva che vi si pratica è il pregiudizio indotto nella popolazione di aver diritto ad essere curati subito, meglio – diagnostica immediata compresa-  e gratis per qualsiasi patologia, anche banale. Per questo i PS sono affollati da domanda inappropriata non solo nei giorni festivi ma anche in quelli feriali quando è disponibile il proprio medico di medicina generale. Il pagamento della prestazione codice bianco non ha mai funzionato di fatto come deterrente.
2) Gli accessi in PS sono in crescita progressiva, ma in parallelo aumentano gli accessi presso il Medico di Medicina Generale. E’ la domanda di salute in generale e di prima assistenza in particolare che cresce in Italia  per un effetto combinato ed esponenziale di incremento  di età media, di cronicità, di complessità di cura della cronicità, di coscienza dei diritti da parte dell’assistito e anche degli aspetti legali correlati alla  salute. Se, come dicono alcune fonti, gli accessi impropri al PS possono raggiungere  fino l’80% (ma ricordiamoci che alcuni accessi banali come quelli traumatologici hanno comprensibili e giustificate cause legali), si tratta,  secondo i dati pubblicati di circa 17 su 23 milioni di accessi per anno.  La medicina sul territorio vede mediamente 30 assistiti al giorno con punte per i medici massimalisti anche di 50-70 al giorno  per un numero complessivo di circa 400 milioni di accessi l’anno. Stiamo quindi parlando di rimandare al Medico di Medicina Generale il 4% dei suoi accessi (uno in più al giorno) una quota tranquillamente riassorbibile nella normale attività.

Per fare questo è proprio necessario creare una nuova e costosa organizzazione, a meno che non si pensi utopisticamente che ci siano lavoratori nel Paese di Diritti che lavorano 7 giorni su 7 invece che 5 giorni su 7 a parità di stipendio e senza recupero? O serve invece utilizzare con più appropriatezza l’organizzazione esistente?
Il medico di Medicina Generale, scelto dall’assistito, opera nel contesto sociale e familiare e  ha un rapporto continuativo e globale con il paziente;  è il referente unitario nell’iter dei percorsi di prevenzione, diagnosi e cura, attraverso la  conoscenza e l’ascolto della storia del paziente. Ha una particolare capacità di compiere una diagnosi differenziale essenziale, di “reggere il paziente” dentro al patto fiduciario, di gestire aspetti educativi. Pertanto, se interpellato nella sua qualità di fiduciario,  può permettersi di cercare di educare la domanda affinché si faccia uso del Pronto Soccorso solo quando questo è effettivamente utile.
Se il MMG è bypassato a priori dall’assistito (sono da valutare certamente i meccanismi della diponibilità del MMG ma anche dell’abitudine tipicamente italiana di non mettersi in fila con gli altri o la comodità esaltata nei media del tutto subito) o il paziente con domanda inappropriata non viene reindirizzato preventivamente durante il triage in PS al proprio medico, questi non può svolgere il proprio ruolo di cura e di educazione ad una corretta domanda di salute.
Attualmente non si fanno campagne informative su quali sono le frequenti patologie inappropriate per un accesso al  PS: ad esempio lombalgia-lombosciatalgia, iperpiressia, gastroenterite acuta con sintomi moderati ecc;    e quali sono invece appropriate  (precordialgie e segni di ictus). Se non si fa - e non si è mai fatto -sui media questa campagna informativa per reindirizzare il bisogno verso una corretta risposta nei giorni feriali perché questo dovrebbe avere successo nei giorni festivi?
Inoltre un Medico di Medicina Generale che turna nei giorni festivi può essere  percepito da un assistito esattamente come un medico in Pronto Soccorso, magari anche di serie B,  perché manca il rapporto specifico  che è la scelta fiduciaria.
Infine esiste già in Italia un medico del territorio nella notte e nei festivi e prefestivi: si tratta della Guardia Medica che sempre più sta reindirizzando la sua attività in ambulatori organizzati e non più solo con interventi domiciliari spesso inappropriati.
In conclusione,  valorizzando e integrando la Guardia Medica, senza ridurre il Medico di Famiglia  ad un anonimo turnista per garantire un servizio assistenziale, si realizzerebbe di fatto quello che utopisticamente si promette con un rilevante cambiamento organizzativo.
Educare la domanda può ridurre l’inappropriatezza. Un argomento a parte sarebbe un dibattito pubblico sui costi e l’inappropriatezza generata dalla medicina difensiva.

A cura di A. Bozzani (Medico Medicina Generale, Renate – Monza e Brianza)

                                                                                                                                    La Redazione

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