RASSEGNA STAMPA
TAGLI SULLA SPESA SANITARIA: E' TEMPO DI INTERVENIRE CON CHIAREZZA E CORAGGIO


Come recentemente annunciato dal Ministro dell’Economia Saccomanni sono in arrivo tagli sulla spesa pubblica per ben 32 miliardi nel triennio 2014-2016.(2 punti attuali di Pil). Entro la fine di febbraio  del prossimo anno saranno dettagliate le prime misure per la revisione della spesa. Il presidente del Consiglio Letta ha affermato che “la riduzione della spesa pubblica deve essere intelligente, senza tagli lineari …. bisognerà fare i tagli dove è necessario, altrimenti non ci saranno investimenti.” Un messaggio apparentemente solo  “implicito” sulla  Spesa Sanitaria che continua ad essere vista solo come costo e che necessariamente sarà contratta, non si capisce se andando effettivamente ad eliminare gli sprechi od a contrarre i servizi1.
Alcun esempi per comprendere meglio  quello che ci aspetta.
Per i malati gravissimi, come quelli affetti da Sla, il governo ha teoricamente stanziato 250 milioni di euro (fondi per l’assistenza ai non autosufficienti – NA) trasferiti alle Regioni. I malati NA non possono però “contare” sulle risorse a loro destinate, ma devono “sperare” che le Regioni facciano bene i conti e tengano  da parte risorse per loro. Vincolate dal patto di stabilità, se le Regioni si trovano a spendere più di quanto previsto non possono finanziare l’assistenza per i NA. Andando in deficit: o tagliano altre voci, oppure non saranno destinati finanziamenti per l’assistenza ai NA2.
Nell’ultimo rapporto del NNA (network non-autosufficienza) si evidenziano modelli regionali diversi nell’assistenza agli anziani NA. Alla relativa stabilità dei modelli adottati in parte delle Regioni del Nord dove i servizi offerti (Assistenza Domiciliare Integrata, Residenzialità) raggiungono un’ampio numero di soggetti (dal 7.5 al 13% di NA), si contrappone la variabilità nelle Regioni del Sud, a causa della forte diffusione dell’indennità di accompagnamento (media di 16.1%). Per questo cluster di Regioni la stretta sul fronte delle indennità avrà di fatto un notevole impatto sulle risorse destinate al sostegno e assistenza alle persone NA3.
Sul fronte della cura ospedaliera  è stato  recentemente creato un sito (www.doveecomemicuro.it) che classifica le strutture ospedaliere per regione, provincia e qualità di cura per 30 patologie di rilievo attraverso 50 “indicatori chiave”. La classifica è su tre livelli: semaforo “verde” allineato agli standard nazionali, semaforo “giallo” se i parametri della struttura sono nella media  dei livelli di performance nazionale oppure semaforo “rosso” se non vengono raggiunti i livelli medi di performance. I valori degli indicatori delle strutture sanitarie esaminate sono stati confrontati con il dato italiano di riferimento (“benchmark nazionale”) e con valori di riferimento riconosciuti e validati dalla comunità scientifica internazionale. Ogni indicatore è stato valutato in base a efficacia, sicurezza, competenza e appropriatezza, tutti i criteri sono stati misurati attraverso l’elaborazione dei migliori dati ufficiali a disposizione. Scopo dei promotori sembra essere quello di realizzare un database gratuito a disposizione di tutti di “public reporting” per scoprire qual è il luogo migliore dove curarsi4.  Iniziativa lodevole, ma pericolosa se la valutazione di qualità delle strutture e delle cure erogate non può essere legata ad una possibilità reale di finanziamento “per merito”. Se non fosse così non converrebbe per un azienda ospedaliera sviluppare eccellenze di cura, sarebbe solo un moltiplicarsi di costi, a fronte di un finanziamento fisso, con margini di variabilità limitati.
Due riflessioni di fronte a questo panorama complicato, ma che deve  essere affrontato positivamente con realismo,  coraggio, sacrificio  e disponibilità al cambiamento:
- è necessario superare l’attuale idea demagogica e non definita di essenzialità nella fornitura delle cure (“quasi tutto a tutti”) sostituendola con quella di priorità o di essenzialità selettiva (“alcune/molte cose a tutti”), attribuendo ai concetti di priorità/essenzialità una valenza chiaramente quantitativa;
- è necessario che i tagli appunto non siano più lineari, ma vadano sia pur “dolorosamente” a penalizzare inefficienza, inefficacia ed inappropriatezza per poter premiare qualità ed eccellenza.
Il temporeggiamento rischia di affondare un sistema sanitario costruito e tenuto in piedi con il concorso di chi lavora ancora con entusiasmo, dedizione,  passione e sacrificio  per rispondere al bisogno di chi entra nei nostri ospedali.

1. I tagli di Saccomanni: “ 32 miliardi in 3 anni”. Roberto Giovannini. La Stampa,19/11/2013
2. Malati di SLA, quei 250 milioni che il governo ha solo sulla carta. Stefano Feltri. Il Fatto, 19/11/2013
3. Cinque modelli e un accesso iniquo all’assistenza domiciliare. Il Sole 24Ore Sanità,19/11/13
4. Ospedali i promossi e i bocciati. Lorenza Castagneri. Tutto scienza,20/11/2013

A cura di Raffaele Latocca 

La Redazione  

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