RASSEGNA STAMPA
ZIMBABWE (E UGANDA): LEZIONI DALL'AFRICA


Nell’agosto del 2008 a Città del Messico, durante la XVII conferenza internazionale sull’AIDS, si tenne una sessione dedicata al Più rapido declino dell’HIV nell’Africa Australe: Esperienze dallo Zimbabwe1. L’incontro era organizzato congiuntamente da Agenzie delle Nazioni Unite, dal National AIDS Council e dal Ministero della Sanità e della Salute Infantile dello Zimbabwe. Si rese pubblico che in Zimbabwe si era registrata una drammatica riduzione della prevalenza dell’AIDS dal 30 al 15 % negli ultimi anni, caso unico nell’Africa Australe (dove invece si registravano e tuttora si evidenziano le prevalenze più alte del mondo). Soprattutto colpiva il fatto di aver raggiunto un tale risultato con risorse limitate in un difficile momento politico ed economico del paese. In quell’occasione Daniel Halperin, uno studioso americano molto noto agli addetti ai lavori, e Bruce Campbell, il rappresentante paese dell’Agenzia delle Nazioni Unite per la popolazione, quando fu chiesto quali meccanismi avessero agito in maniera determinante nel raggiungimento di questi inattesi risultati, risposero identificando, come fattore di successo in Zimbabwe, la strategia utilizzata, simile a quella Ugandese, aperta a tutti gli attori e senza chiusure ideologiche. Halperin rilevò di aver notato negli Zimbabwani un atteggiamento simile a quello che lo aveva colpito in Uganda: motivati a sopravvivere, a prendersi cura dei malati, a vivere positivamente con l’HIV, dalla consapevolezza del fatto che i figli e le famiglie avevano bisogno di loro, e avevano qualcosa d’importante da contribuire nella lotta all’epidemia.
La recentissima pubblicazione sulla rivista online PLoS Medicine dell’articolo “A surprising Prevention Success: Why Did the HIV Epidemic Decline in Zimbabwe?”
non mi ha quindi trovato impreparato. Può risultare strano che la pubblicazione di ciò che è accaduto in Zimbabwe avvenga oltre due anni dopo l’annuncio (già allora ben chiaramente e autorevolmente documentato) dato a Città del Messico a metà del 2008. Ma sono proprio le ragioni di ciò che è avvenuto in Zimbabwe a render conto dei ritardi. Infatti, Halperin, Mugurungi, Campbell, Magure, come già avevano fatto a Città del Messico avranno trovato molte difficoltà a pubblicare i loro evidence-based results! La prevalenza in Zimbabwe si è ridotta del 13% dal 1997 al 2007, scendendo dal 29% al 16%, principalmente in seguito alla riduzione in rapporti sessuali extramatrimoniali, casuali o commerciali. Possiamo riassumere dicendo che la riduzione di multiple e contemporanee relazioni sessuali (multiple concurrent partnerships, MCPs), ha rappresentato il principale elemento di prevenzione primaria che spiega quello che è avvenuto nel paese. L’articolo identifica anche gli elementi che hanno permesso allo Zimbabwe di raggiungere con molte meno risorse, i risultati che gli altri paesi dell’Africa Australe purtroppo non hanno registrato. Innanzitutto in Zimbabwe vi è stata una comprensione e soprattutto l’accettazione del fatto che l’AIDS fosse una malattia trasmissibile per via sessuale e pertanto prevenibile, cosa che non è avvenuta facilmente negli altri paesi dell’area. Ciò ha permesso campagne di comunicazione e di educazione adeguate e indirizzate a tutta la popolazione. In secondo luogo l’azione educativa è stata focalizzata sulla prevenzione primaria: l’invito alla fedeltà ha inoltre agito in un contesto di forti legami familiari e matrimoniali, tipici della cultura africana tradizionale. Infine le informazioni sono state trasmesse attraverso le reti esistenti nella società: amici, famiglia allargata, comunità, chiesa, autorità locali tradizionali e amministrative, con una forte impronta di comunicazione interpersonale. Nella provincia del Manicaland, la proporzione di uomini che avevano partner sessuali multipli e concomitanti si è ridotta del 40% dal 1998 al 2003. Ciò è avvenuto nel periodo in cui nella stessa provincia i tassi d’infezione calavano così rapidamente. Tutto ciò si è verificato nonostante una grave crisi economica e politica che ancora affligge il paese.
Si è realizzato un fenomeno di coesione sociale simile a quello che si creò in Uganda dove la prevalenza calò dal 20% al 6% negli anni 90, attraverso una simile strategia di affronto dell’epidemia, basata sostanzialmente sull’innalzamento dell’età di debutto sessuale e sulla riduzione dei partner3,4,5. Tutte le storie di successo in Africa sono state precedute da riduzione nell’attività sessuale casuale e nel periodo pre-matrimoniale, in genere verificatisi dai 5 ai 6 anni prima che tale declino si evidenziasse6.
Nonostante questi risultati siano pubblicati da riviste scientifiche autorevoli, pur con difficoltà e dopo inspiegabili ritardi, le evidenze constatate in Uganda negli anni 90 e nello Zimbabwe nella prima parte del nuovo millennio, continuano a essere ignorate o contrastate. 
Sono stati recentemente pubblicati due libri di Edward C Green8,9. In “Broken Promises” (dal sottotitolo provocatorio Come il “sistema” AIDS  ha tradito il mondo in via di sviluppo) Ted Green ripercorre il suo cammino di approfondimento della prevenzione dell’AIDS nell’Africa Subsahariana attraverso i passi che l’hanno portato, come afferma nel prologo, a trovarsi perfettamente d’accordo con Benedetto XVI quando nella primavera del 2009 affermò: “Direi che non si può superare questo problema dell’Aids solo con slogan pubblicitari. Se non c’è l’anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di profilattici: al contrario, il rischio è di aumentare il problema”10.   Green ci presenta una chiave di lettura affascinante e documentata, aiutandoci a capire come sia necessario liberarsi da pregiudizi e facili slogan, per affrontare un problema che ancora affligge decine di milioni di persone soprattutto in Africa.11,12 La crisi mondiale che stiamo attraversando non permette di ritardare ancora la messa in atto di strategie di lotta all’AIDS, efficaci, basate sull’evidenza, e poco costose, come quelle che Uganda e Zimbabwe ci hanno offerto. Sapremo osservare e ascoltare?
Dichiaro di non avere conflitti d’interesse, eccetto che di amare l’Africa e di essere quindi profondamente lieto che gli Africani offrano una lezione a tutto il mondo di come si possa sconfiggere l’AIDS.

Editoriale a cura di Filippo Ciantia.

La Redazione


 1. The Sharpest HIV Decline in Southern Africa: Experiences from Zimbabwe - http://www.aids2008.org/Pag/PSession.aspx?s=514
2. Halperin DT, Mugurungi O, Hallett TB, Muchini B, Campbell B, et al. (2011). A Surprising Prevention Success: Why Did the HIV Epidemic Decline in Zimbabwe? PLoS Med 8(2): e1000414. doi:10.1371/journal.pmed.1000414
Daniel Halperin and colleagues examine reasons for the remarkable decline in HIV in Zimbabwe, in the context of severe social, political, and economic disruption.
http://www.plosmedicine.org/article/info%3Adoi%2F10.1371%2Fjournal.pmed.1000414
3. Stoneburner RL, Low-Beer D (2004) Population-level HIV declines and behavioral risk avoidance in Uganda. Science 304: 714–718. http://www.sciencemag.org/content/304/5671/714.abstract
4. Green EC, Halperin DT, Nantulya V, Hogle JA (2006) Uganda's HIV prevention success: the role of sexual behavior change and the national response. AIDS Behav 10: 335–346. Available:
http://www.springerlink.com/content/h00r4n6521805w27/fulltext.html
5. Shelton JD, Halperin DT, Nantulya V, Potts M, Gayle HD, et al. (2004) Partner reduction is crucial for balanced ‘ABC’ approach to HIV prevention. BMJ 328: 891–893. http://bmj.bmjjournals.com/cgi/content/full/bmj; 328/7444/891. Accessed 5 January 2011
6. DHS. Available at www.measuredhs.com
7. PlusNews - Global HIV/AIDS news and analysis. HIV/AIDS: Tracing the multiple concurrent partner debate
http://www.plusnews.org/report.aspx?Reportid=90800
PlusNews - Global HIV/AIDS news and analysis. AFRICA: Falling HIV rates tell complex story
http://www.plusnews.org/report.aspx?Reportid=90800
PlusNews - Global HIV/AIDS news and analysis. ZIMBABWE: Drop in condom use following HIV prevention trial - http://www.plusnews.org/Report.aspx?ReportId=91147
8. E C Green “Broken Promises: How the AIDS Establishment Has Betrayed the Developing World” – PoliPoint Press http://books.google.com/books?id=ire7bwAACAAJ&dq=%22edward+c+green%22&hl=en&ei=BrvGTJOJCcXflgesn5XDAQ&sa=X&oi=book_result&ct=result&resnum=7&ved=0CEcQ6AEwBg
9. E C Green, A H Ruark. “AIDS, Behavior, and Culture: Understanding Evidence-Based Prevention (Key Questions in Anthropology)” http://www.amazon.com/AIDS-Behavior-Culture-Understanding-Evidence-Based/dp/1598744798/ref=sr_1_2?s=books&ie=UTF8&qid=1297933521&sr=1-2
10. Intervista del Papa durante il volo verso l'Africa - http://www.zenit.org/article-17580?l=italian
11. Ciantia F, Pariyo GW, Giusti D, Orach S, Busingye R. The Pope and science. The Lancet, Volume 371, Issue 9618, Page 1069, 29 March http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(08)60476-6/fulltext
12. F. Ciantia, S. Orach, G. W. Pariyo, R. Busingye, R. Kamara, L. Ojom, T. Odong, J. L. Adaktar and L. Bassani. HIV prevention conundrum: did the Pope have a case? J Med Pers; Volume 7, Number 2, 63-69. http://www.springerlink.com/content/2604310752406176/

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TESTAMENTO BIOLOGICO/EUTANASIA

Sul biotestamento niente prove di forza - (Il Riformista)
B. Pollastrini - 12/02/2011

McEwan, il diritto all'eutanasia - (La Stampa)
A. Malaguti - 13/02/2011

Ian McEwan: "Mi impegno in favore dell'eutanasia" - (Il Giornale)
RedCult - 13/02/2011

Testamento biologico, il "no" del vescovo - (La Stampa)
E. Graziani, A. Rossi - 13/02/2011

Nosiglia: testamento biologico? Qui ci sono problemi più seri - (La Repubblica ed. Torino)
M.E. Spagnolo - 13/02/2011

Fine vita, per la legge rischio di slittamento - (Avvenire)
P. Ciociola - 13/02/2011

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