RASSEGNA STAMPA
IL WELFARE CHE COSTRUIREMO NOI


La recente dichiarazione di Mario Monti che “la sostenibilità futura dei sistemi sanitari, incluso il nostro, potrebbe non essere garantita…”, oltre ad attizzare il solito coro di indignados con accompagnamento di precisazioni rituali, riporta all’attualità il nostro editoriale del 27 luglio scorso “Il welfare che pagheremo noi” con la sua domanda centrale: possiamo immaginare, come professionisti, amministratori, imprenditori della sanità di continuare ad occuparci "solo" del nostro lavoro, confidando che altri garantiscano il funzionamento del sistema  a risorse invariate e servizi assicurati?

Infatti “la sostenibilità futura dei sistemi sanitari, incluso il nostro, potrebbe non essere garantita……se non si individueranno nuove modalità di finanziamento e di organizzazione dei servizi e delle prestazioni” conclude il premier. Inutile affannarsi a precisare, come si può leggere nella selezione della rassegna stampa, che ci si riferisce allo sviluppo di fonti di finanziamento integrativo: con l’annunciata revisione dei LEA nel 2013 con tagli alla spesa sanitaria per 8 miliardi qualsiasi fondo “ad integrazione” per il mantenimento dei livelli prestazionali assume evidente carattere sostitutivo delle attuali coperture di welfare. Ma la costruzione di questo secondo pilastro del sistema è tutt’altro che a portata di mano. A questo proposito si sprecano le discussioni accademiche su fondi e assicurazioni, ma nel caso di un arretramento del finanziamento statale della sanità i primi hanno vincoli statutari e di funzionamento che non consentono nel breve un intervento significativo a sostegno dell’offerta di prestazioni essenziali, mentre il settore assicurativo necessiterebbe su base individuale di una capitalizzazione di almeno 10-15 anni per erogare servizi anche parzialmente confrontabili alle garanzie del SSN.

Ineludibile, quindi, la necessità di formulare nuove modalità organizzative che permettano, a condizioni sostenibili, l’assistenza di fasce sempre più numerose di soggetti fragili, anziani e cronici che esprimono bisogni complessi e scarsamente gestibili attraverso modelli di cura basati sul ciclo ospedaliero. E a chi spetterebbe questo compito se non - in primis - ai professionisti della salute? Certo, almeno per quanto riguarda i medici, bisognerebbe accantonare la difesa di questioni che, a tutt’oggi, hanno fatto registrare mobilitazione e interventi pubblici: posti-letto, contratti, primariati, cattedre, libera professione. Per contribuire a uno sviluppo realmente virtuoso del sistema sanitario attraverso:
• lo sviluppo e la diffusione a tutti i livelli decisionali di una conoscenza operativa del rapporto fra risorse e risultati nell’erogazione dei servizi
• l’assunzione di responsabilità nell’orientare le scelte di fornitura di beni e servizi negli ospedali secondo criteri di economicità ed efficienza
• la proposta di modelli di sanità sostenibile articolando i processi assistenziali per livelli di intensità di cura secondo le reali necessità cliniche
• la realizzazione di esperienze attuative che consentano di verificare l’efficacia delle soluzioni proposte
Siamo consapevoli di delineare una prospettiva che implica una capacità di decisione personale nel perseguire il bene comune, anche alla luce della situazione delle aziende sanitarie pubbliche e private, spesso penalizzate dalla deresponsabilizzazione e incompetenza dei loro “manager”, come anche dagli interessi particolari di tanti operatori. E’ necessario che ciascuno di noi torni a guardare al proprio lavoro, nella concretezza delle attività quotidiane di cui consiste, con l’aspettativa e la stima che si investe in un’opera, secondo la finalità originale di costruzione e mezzo per rispondere al bisogno di salute della gente.
Vogliamo sostenere qualsiasi iniziativa di valore in questa direzione coinvolgendo chiunque condivida la stessa urgenza di positività e di senso. Del resto, per questo siamo nati come Associazione. E poi, se non ora quando?

Editoriale a cura di L. Munari


                                                                                                                                    La Redazione

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