RASSEGNA STAMPA
COSTI E RISORSE IN SANITA’


I temi delle performances dei sistemi sanitari, dell’efficienza degli stessi e del peso che la spesa sanitaria ha sul Prodotto Interno Lordo (PIL) sono sempre più attuali, soprattutto in questo momento storico che è caratterizzato, a livello globale, da una pesante crisi di sviluppo economico. A questa si aggiunge, a livello nazionale, il varo del federalismo con la correlata necessità di individuare dei criteri più “equi” per distribuire le risorse o, ancora meglio, di lasciarle là dove vengono prodotte e raccolte; si fa riferimento alla partita del federalismo fiscale e dei costi standard.
Vanno molto di moda le classifiche che vengono elaborate partendo dai flussi informativi istituzionali raccolti presso le Regioni, le ASL e le strutture dove vengono erogati i servizi sanitari e socio sanitari e da delle indagini, quale ad esempio la multiscopo dell’ISTAT, che periodicamente vengono effettuate su campioni di popolazione.
Dal punto di vista tecnico si può rilevare che il primo e prevalente problema legato a queste valutazioni è rappresentato dalla omogeneità delle informazioni raccolte sia in termini quantitativi che qualitativi, ovvero dal rischio di pensare di usare lo zucchero scoprendo, a torta cucinata, che invece la polvere bianca usata era sale!!
L’articolo di Italia Oggi (Sistema Salute, 06/12/2010) ci dice che tra le prime 10 posizioni della classifica del sistema salute ci sono ben 3 province ubicate in regioni “canaglia” che sono commissariate e che stanno affrontando dei piani di rientro rispetto al debito sanitario.
L’estrema variabilità dei risultati e la loro spesso difficile spiegazione, a parere di chi scrive, originano da una non omogeneità e completezza delle informazioni di base utilizzate per costruire gli indicatori, e probabilmente da un metodo non completamente adeguato di standardizzazione dei dati e di risk adjustment, e offre lo spunto per una riflessione che i quotidiani non fanno.

1) I livelli di morbosità e di mortalità nel nostro paese hanno sì una variabilità ma ridotta ed introducono quindi un elemento decisivo che è rappresentato dalla responsabilità della persona intesa sia come cittadino destinatario di servizi sia come professionista implicato a vario titolo nel sistema sanitario nazionale; molta della variabilità e della “incomprensibilità” dei risultati è spiegata sicuramente da questo fattore umano;

2) La crescita di costo dei sistemi sanitari dell’ordine del 4-6% annuo – molto significativa - non corrisponde ad un miglioramento proporzionale dello stato di salute. Sappiamo che il notevole incremento della aspettativa di vita è multifattoriale, cioè non dipende solo dalle tecnologie sanitarie e anche quando lo è, ha una progressione positiva dovuta alla introduzione di grandi scoperte ed innovazioni (antibiotici, radioterapie, farmaci per le principali patologie cronico degenerative). Questa progressione raggiunge un picco dal quale è molto difficile progredire ulteriormente, nonostante impegni notevoli di risorse per lo sviluppo e per l’innovazione.

Il problema non è solo quello della tecnologia e delle risorse, ma anche e soprattutto quello di avere dei professionisti che sappiano prendersi cura delle persone utilizzando quello che serve e avendo ben presente quale è il punto di arrivo del loro lavoro: non il mito dell’uomo perfetto ma quello della cura della persona, che ha una coscienza di sé ed un desiderio sulla propria vita che non sono spiegati né esauriti dalla possibilità di essere in condizioni perfette di salute e dalla prospettiva “futuribile” di una vita lunga 130 anni! Siamo convinti che la vera fonte di “risparmio” è rappresentata da questa posizione che, grazie a Dio, è ancora, pur silenziosa, molto diffusa e spiega la sorprendente tenuta che ha, nel complesso, il nostro sistema sanitario.

Editoriale a cura di L. Merlino
  
                                                                            La Redazione

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