RASSEGNA STAMPA
SANITA’ E PATTO DI STABILITA’: UN INTERVENTO TIMIDO, TESO A MANTENERE LO STATUS QUO, MA A CHE SCOPO E CON CHE PROSPETTIVA?


La Legge di stabilità proposta dal Governo è priva di guizzi sviluppisti, ma i tagli alla sanità sembrano essere scongiurati. L’immagine che diamo al mondo è quella di un paese timido sia sul fronte della crescita, sia sul taglio della spesa. Guido Roberto Vitale in un intervista al Foglio commenta: “E’ un risultato, quello sulla sanità intatta, che rivendicano destra e sinistra, ma che non ci porta da nessuna parte anzi accelera il processo di decomposizione del paese”.
Quali sono in sintesi le ricadute sulla sanità della Legge di Stabilità 2014?
Il Ministro della Sanità Beatrice Lorenzin  rivendica l’efficacia del suo intervento, che ha evitato il taglio di  2,6 miliardi di euro in tre anni, di cui 500 milioni per il 2014 con rischio di default  della sanità pubblica. Anche sull’aumento del ticket – altri 2 miliardi che sarebbero scattati dal 1 gennaio 2014 – il Governo ha frenato, non chiedendo alcuna compartecipazione aggiuntiva alla spesa da parte dei cittadini.
Si ipotizzano invece investimenti sul versante del rinnovamento del parco tecnologico delle apparecchiature ospedaliere, ma anche sulla ristrutturazione dei vecchi ed obsoleti ospedali attraverso i fondi UE che il nostro paese non ha utilizzato per molti anni. Uno.-due  miliardi di investimenti in euro per gli ospedali,  porterebbero ad un valore maggiore, incidendo fino ad un punto sul Pil.
Molti tuttavia ritengono necessario, un intervento strutturale e non timido che tocchi la spesa del SSN, come vero segnale di inversione di tendenza.
L’ex Ministro del Lavoro  e della Salute Sacconi ha proposto alcuni interventi  radicali come la riduzione del peso della spesa ospedaliera perché arrivi al 44% della spesa complessiva (oggi in media supera il 55% per cento, con picchi più elevati nel mezzogiorno). L’idea è di chiudere o di trasformare in strutture di assistenza per anziani o presidi territoriali 250 ospedali inefficienti e pericolosi, incapaci di gestire le vere emergenze. Se invece di essere ospedalizzato, come succede spesso oggi,  un malato cronico venisse accudito in una residenza per anziani o a domicilio, il pubblico spenderebbe da un settimo ad un decimo in meno con migliori risultati. Questo fa la grande differenza tra le Aziende in attivo e quelle in perdita: dove si spende meno i servizi sono migliori - dice Sacconi -, citando gli esempi positivi di Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Toscana.  Anche Il Sole 24 Ore pubblicando gli esiti del Programma Nazionale 2013 con i dati sull’inappropriatezza dei ricoveri ospedalieri per alcune patologie (es. tonsillectomia, ipertensione) rimarca  una forte differenziazione non solo regionale, ma anche all’interno di una stessa regione, con effetti negativi sulla spesa.
Questa timidezza ad affrontare i nodi critici del sistema, a voler mettere mano veramente alle inefficienze dei SSR,  rimandando gli interventi a non si sa quando, sembra essere l’emergenza più grande: questa è una pavidità che si pagherà, che rischia peraltro di affondare anche quei sistemi sanitari e quelle aziende ospedaliere efficienti e di qualità.
Per finire, la Legge di Stabilità 2014 cade come una mannaia sulla questione della spesa per il personale e sul turn-over. Un solo dato sul blocco del turn-over. Fino al 2017 ci sarà un rallentamento del ricambio su tutto il personale con una precisa cadenza: assunzioni al 40% dei ritiri per il 2015, al 60% per il 2016, all’80% il 2017.  Nessuna ipotesi a medio-lungo termine di investimento sul “capitale umano”, soprattutto sui giovani. 
 
A cura di Raffaele Latocca

                                                                                                                                                                 La Redazione

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