RASSEGNA STAMPA
INTERVENTISTICA CHIRURGICA E SENTENZA DELLA CASSAZIONE: UNA SCONFITTA PER LA MEDICINA


La sentenza della IV Sezione Penale della Cassazione che ha confermato la condanna per omicidio colposo nei confronti di tre medici dell’Ospedale San Giovanni di Roma che erano intervenuti su una paziente con tumore metastatico al pancreas (deceduta nel corso dell’operazione) ha conseguito il suo scopo, fermando la mano dei chirurghi. Commentando l’intervento della Cassazione un Neurochirurgo dell’Istituto Besta di Milano dice che questa sentenza spingerà molti medici ad attuare la cosiddetta medicina difensiva: “Eviteranno di prendersi rischi per non avere denunce. Ci condizionerà. Sono molto preoccupato. Dovrei abbandonare chi non può essere curato?”.
E’ un grido di dolore giusto, che merita rispetto, per molti motivi che qui cerchiamo di sintetizzare:

• La negazione di utilità terapeutica dell’interventistica estrema, togliendo al chirurgo la possibilità del rischio calcolato in condizioni disperate, va di fatto a ledere la vita di migliaia di persone che potrebbero essere  salvate proprio grazie ad interventi temerari. Così viene fatta a pezzi non solo l’utilità della professione a beneficio della salute di tantissimi pazienti, ma anche la possibilità di sviluppo clinico, tecnico e scientifico della stessa;
• I criteri valutativi e decisionali nell’interventistica chirurgica, oltre agli aspetti  propri della disciplina (esperienza, capacità professionale,  evidenze scientifiche, fattori di rischio) debbono fondarsi su quello che è il cardine ineliminabile e non sostituibile della attività medica: il rapporto  fiduciale medico-paziente dentro l’accettazione di un rischio reciproco. Si badi bene non è solo una questione di consenso informato, ma di un percorso di conoscenza e di alleanza più profonda fra medico e paziente, che solo può rendere ragionevole ed anche efficace l’intervento clinico;
• Come giustamente fatto notare, sentenze di questo tipo spingono un numero sempre più alto di Medici verso la cosiddetta Medicina difensiva. Già nel 2008 il sottosegretario al Welfare Ferruccio Fazio presentando uno studio su “Medici in difesa, prima ricerca del fenomeno in Italia: numeri e conseguenze”  metteva in guardia tutti stimando i costi aggiuntivi della Medicina Difensiva fra 12 e 20 miliardi di Euro annuali. Fra gli interventi potenzialmente efficaci a  ridurre tale spreco  veniva indicata  - sulla base dell’esperienza di numerose nazioni -  la depenalizzazione dell’errore medico;
• E’ comunque preoccupante l’aumento progressivo del contenzioso e del conflitto in sanità. Dal 2005 al 2010 solo a Roma le cause che hanno avuto per oggetto la responsabilità medica sono aumentate del 15% con una variazione annuale media di circa il 6%. Eppure i casi finiti sotto osservazione dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sugli errori in campo sanitario negli ultimi due anni  sono appena 24 di cui più della metà in Calabria (7) e Sicilia (7) , a confronto dei circa 30 milioni di accessi nei Pronti Soccorsi italiani all’anno. Una riflessione critica  è necessaria: non è questione di una difesa corporativa della professione, ma di riportare a realtà la casistica di malasanità, evidenziando come non scontato il contributo positivo al bene del popolo di chi lavora nelle strutture sanitarie. Questa è una lettura obiettiva della realtà che la Sentenza della Cassazione rischia di non farci fare, mortificando l’impegno professionale ed il sacrificio umano  di molti
  
A cura di Mimmo Iacca e Raffaele Latocca

                                                                                                                                       La Redazione

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