RASSEGNA STAMPA
RIDIAMO SIGNIFICATO AL PS


Le ultime stime degli accessi annui al servizio di Pronto Soccorso in Italia si aggirano intorno ai 30 milioni, con un incremento esponenziale del 50% negli ultimi 10 anni. (Interviene Fazio, Il Giornale 4/05/2011). La proposta del Ministro Fazio di “dirottare” i codici bianchi e verdi ai Curanti, sul territorio non è una novità, sarebbe già dovuta essere applicata da tempo. A quanto pare dunque non funziona. Oggi la malattia o semplicemente il “rischio di malattia” sono vissute con grande  drammaticità. Poter accedere a una struttura di PS in sede ospedaliera rappresenta in genere una garanzia di prestazione tempestiva e adeguata, spesso senza una reale motivazione clinica di urgenza. L’incremento di accesso è tuttavia anche una spia significativa di quanto sia oggi  difficile il rapporto tra medico Curante e il suo paziente
Alcuni spunti per ripartire:
-studiare i dati numerici più frequenti e ricorrenti circa l’accesso inappropriato in PS, per inquadrare in modo globale il fenomeno e trovare correttivi. I dati sono sicuramente a disposizione, circa motivo, patologie, tipo di accesso diretto o filtrato dal Curante,  etc
-incentivare fino a rendere consuetudine una stretta e tempestiva collaborazione tra servizi di PS e medici di famiglia (e pediatri di famiglia): deve poter esistere un canale comunicativo diretto, - 12 ore su 12 - almeno nelle ore diurne - tra PS e Medici Curanti, così che il  paziente (codice bianco o verde) sia  “riaffidato” anziché “dirottato”. Non è chiedere troppo, anche se siamo nell’epoca dove tutti comunicano e pochi si relazionano
-ipotizzare l’organizzazione di servizi di continuità assistenziale presso la sede ospedaliera (l’utente-paziente che ha fretta e una urgenza da verificare si riferisce ora sempre e comunque direttamente alla sede ospedaliera, anche se conosce la esistenza di protocolli e strutture alternative)
-educare la domanda: è il punto cruciale e il più importante, in cui forse non crediamo più nemmeno noi. Quanti tra Direttori Sanitari, Capi di Dipartimento, Direttori di Struttura Complessa hanno ancora a cuore la salvaguardia dei propri Reparti e dei professionisti seriamente impegnati con i pazienti ricoverati, mediante la gestione dei PS a partire dalla priorità che è la patologia stessa a stabilire? Perché oggi nessuno dice chiaramente che chi non rappresenta una urgenza dovrà adattarsi ad aspettare il suo turno con buonapace di tutti, soprattutto nel rispetto di chi è davvero malato e necessita di assistenza? Infine: perché dovremmo preoccuparci di snellire le code presso il PS di urgenze che non sono urgenze? L’articolo (“Basta attese, arriva il PS di base …se non c’è urgenza l’attesa è di due-sei ore” Il Gezzettino, 01/05/2011)è totalmente contestabile, almeno nel titolo: se chi si presenta presso un servizio di PS non rappresenta un’urgenza deve essere almeno disposto ed educato dalla struttura stessa a rispettare il lavoro di chi è impegnato con urgenze reali e  quindi a tutta l’attesa necessaria. Dobbiamo smetterla di “scusarci” perché l’attesa per gli accessi impropri dura troppo a lungo.
L’obiettivo non può essere solo quello di  tagliare le attese: affrontare il problema in questi termini puramente formali e solo accettando i risultati tout court senza tentare dei correttivi all’origine non permetterà di risolvere la questione, bensì di andare semplicemente peggiorando. Che è quello che sta accadendo. Rimettiamo i paletti necessari, questo è il compito per noi e  per il bene di chi assistiamo.

Editoriale a cura di C. Isimbaldi

                                                                                                                                   La Redazione

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