RASSEGNA STAMPA
L’ATTACCO ALL’OBIEZIONE DI COSCIENZA


La legge 194 del 1978, nata con il disastro di Seveso, ha legalizzato in Italia  l’interruzione volontaria della gravidanza nel primo trimestre della stessa e ha aperto la strada al sempre più diffuso ”aborto terapeutico”  che si pratica oltre il primo trimestre, il cui scopo dichiarato è salvaguardare da grave pericolo la salute psichica o fisica della madre ma la cui pratica attuale  assume spesso un dubbio profilo eugenetico.
L’applicazione più che trentennale di questa legge ha “normalizzato” una pratica che normale non è e ha contribuito non poco a creare e consolidare nel campo della generazione della vita umana il fatto che sovrani sono i nostri desideri e che nulla può ostacolarli.
A tal punto è avvenuta questa normalizzazione che i giovani medici, quelli che nel 1978 non erano ancora nati o erano bambini, non comprendono   perché occorra esprimere anche formalmente la propria obiezione di coscienza  secondo le modalità previste dalla legge.
La difesa dell’obiezione di coscienza nella sua veste legale, costituzionalmente fondata (con riferimento ai diritti inviolabili dell’uomo), come ben risulta da un articolato parere del Comitato Nazionale di Bioetica del 12 luglio 2012, (http://www.governo.it/bioetica/pdf/Obiezione_coscienza.pdf)   oltre ad avere un fondamentale valore etico-giuridico, ha anche un valore educativo nei confronti delle giovani generazioni.
L’ obiezione di coscienza non può ostacolare l’applicazione delle leggi; si devono  pertanto individuare soluzioni organizzative per permettere il “funzionamento “ della legge 194  ma non vi deve essere discriminazione fra obiettori e non obiettori. Essendo ormai diventato l’aborto un diritto esigibile, si sta ora cercando di creare una discriminazione degli obiettori: nella mozione  presentata  nei giorni scorsi alla Camera da SEL si prevede che solo i ginecologi non obiettori possano raggiungere posizioni apicali.
Nel corso di questi anni si sono sicuramente verificati fenomeni di obiezione “opportunistica”. Molti obiettori hanno compiuto tale scelta solo per non essere implicati in pratiche considerate poco gratificanti.
Occorre inoltre differenziare quella che è l’obiezione di coscienza presente nelle  leggi  dello Stato Italiano (194, 40, sperimentazione animale) da quella che viene definita “clausola di coscienza” prevista, fino ad oggi, dal riformando codice deontologico dei medici all‘art. 22. (Autonomia e responsabilità diagnostico-terapeutica
 Il dibattito attuale, con la messa in discussione della possibilità stessa dell’obiezione di coscienza è in ogni caso una occasione per  porci la domanda sul significato dell’essere professionisti che lavorano in sanità.
Esso ci costringe a chiederci cosa voglia dire operare in “scienza e coscienza“. E, se spesso pensiamo di sapere cosa sia scienza, è molto utile ridomandarsi cosa significhi coscienza. La coscienza nasce con noi ma va formata ed educata, soprattutto deve restare aperta di fronte alle domande che i nostri pazienti ci pongono con la loro stessa esistenza e con la loro sofferenza.
Appare utile riportare una citazione del prof Flamigni, noto sostenitore della libertà di aborto. Egli, nelle Postille al già citato parere del CNB,  resta “stupefatto”   perché forse ha intuito,  anche non volendolo, una fondamentale verità :<< Si resta a dir poco stupefatti nel constatare come un Comitato Nazionale individui la base giuridica e costituzionale del diritto all’obiezione di coscienza all’aborto sulla scorta dell’implicita e scontata premessa che la legge 194/78 sia una legge creontea contro il “diritto umano” alla vita nella fase pre-natale, per cui l’obiezione di coscienza all’aborto diventerebbe l’istituto democratico che, in una società assuefatta alla liceità dell’aborto, tiene aperta la discussione sui diritti fondamentali e testimonia a favore di quel “diritto ”. >> (pag 32) 
L’obiezione di coscienza non può eliminare mai la responsabilità personale nelle situazioni in cui ci troviamo e nel rapporto con le persone che incontriamo.  Anzi essere obiettori non dovrebbe voler dire solo “non fare qualcosa” ma piuttosto “fare”; cioè, laddove è possibile, stabilire una relazione con persone in  situazioni di disagio e dolore o magari preda di superficialità e ignoranza (ed esempi di questo di tipo di “fare”, da parte di singoli professionisti o di associazioni,  ce ne sono già molti).  Può e deve voler dire anche porre domande alle istituzioni sanitarie perché rendano l’organizzazione del lavoro tale da permettere ai cittadini-medici di esercitare quello che è un loro diritto.

A cura di G. Migliaro

                                                                                                                                                                      La Redazione

(versione in pdf per stampa)

> IL CASO. C'è chi vuole truccare l'obiezione di coscienza per fare più aborti (P. Binetti, www.ilsussidiario.net, 13/06/2013)

> Aborto. Obiezione coscienza, mozione Sel: “Garantire ruoli apicali solo a non obiettori” (www.quotidianosanita.it, 11/06/2013)


OBIEZIONE DI COSCIENZA / ABORTO / 194 / FECONDAZIONE ASSISTITA / STAMINALI
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