RASSEGNA STAMPA
SUPERTICKET SANITARI: QUALE LA SFIDA


L’applicazione dei cosiddetti “super-ticket sanitari”  introdotti dalla manovra correttiva (legge n°111/2011) ha visto una reazione diversificata delle Regioni. E’ sicuramente un  problema, perché le Regioni possono anche non applicare i nuovi ticket, ma devono comunque indicare misure alternative che garantiscano lo stesso gettito.
La proposta del Ministro Fazio alle Regioni di attivare un tavolo tecnico non solo per evitare un’applicazione a macchia di leopardo dei nuovi ticket, ma per trovare altre soluzioni per rimodulare la partecipazione dei cittadini, ci sembra ragionevole e utile per  definire i criteri di appropriatezza su cui applicare i nuovi ticket.
Non si può dare tutto a tutti, dunque urgono decisioni, specie in una società come la nostra dove l’incremento della domanda non è più contenibile, perché la salute è “un diritto”.
Il primo punto è che i ticket sono necessari per il controllo della domanda. Visti in questa ottica possono diventare uno strumento educativo riguardo alla appropriatezza, sia per chi prescrive (è davvero necessaria questa indagine?) sia per chi richiede una prestazione.  C’è bisogno di educare la domanda.
D’altra parte, come è giusto e comprensibile, deve pagare di più chi ha di più.
Riteniamo irrinunciabili ormai ticket a partire dal reddito e dal tipo di patologia del paziente. Per controllare la domanda si devono eliminare i ticket per fasce di età tuttora esistenti e all’origine di accessi inappropriati per le prestazioni sia di pronto soccorso che di tipo ambulatoriale. Non si può dare gratis un doppio servizio: chi è assistito dal SSN non deve approfittare “per comodità” di un servizio che è nato per l’emergenza – urgenza, in un’epoca in cui gli ospedali sono sempre più sguarniti di organici che garantiscano l’assistenza ai degenti.  Chi vuole usufruire di una prestazione inappropriata dunque paghi.     
Il modello lombardo appena deliberato di applicazione dei ticket indica una via –complementare - possibile, prevedendo una rimodulazione del contributo a seconda del valore della prestazione. Per le piccole prestazioni fino a 5 euro non si paga nessun ticket fisso, per gli accertamenti di importo superiore a 5 euro il ticket fisso sarà pari al 30% del valore della prestazione fino ad un massimo di 30 euro, che si aggiungono comunque ai 36,15 euro della franchigia; si arriverebbe così ad un tetto di spesa per il cittadino di 66 euro per le analisi più costose.
Appare chiaro per tutti (sistema politico-istituzionale, sistema sanitario, medici, pazienti) il richiamo alla responsabilità, come unica possibile uscita dall’attuale situazione.
Per il sistema sanitario e le professioni grande è la sfida su appropriatezza e qualità delle prestazioni. La discussione sui  ticket dovrebbe aprire a una disamina molto seria su tutta la modalità di gestione della nostra assistenza sanitaria e sulla formazione dei giovani medici (guardia medica, medici e pediatri di famiglia) che svolgono attività nel SSN. Va ripensato un percorso formativo all’ingresso del mondo del lavoro sanitario. Demagogico è invece paventare il rischio di una migrazione di pazienti per prestazioni ambulatoriali clinico-diagnostiche dal pubblico al privato: nel pubblico la  qualità delle prestazioni, insieme al contenimento delle liste di attesa,  risulta garanzia sufficiente di solidità del  rapporto fiduciale   con il paziente.
Anche la popolazione è chiamata ad una responsabilità; il 46% degli italiani sono a vario titolo esenti ticket (31% per reddito, 15% per patologie croniche, 15% per invalidità) con “consumo” del 61% delle prescrizioni per visite ed analisi e conseguente accesso gratuito alle prestazioni. 
Come diceva il grande fisico Ernest Rudolf ai colleghi che visitavano il suo laboratorio a Cambridge e si meravigliavano per la raffinatezza degli esperimenti che vi si svolgevano nonostante l’evidente povertà di mezzi: “Sapete, ci sono venuti a mancare i soldi, perciò abbiamo cominciato a pensare”.
L’evidenza della finitezza delle risorse è anche un richiamo alla finitezza dell’uomo e della storia. Ma l’uomo accetta questa lezione solo se vi è costretto dai disastri: qui è la sua forza, ma anche la sua debolezza. Perché non cominciare a pensare prima che ci manchino i soldi?

a  cura di Raffaele Latocca e Luca Merlino

                                                                                                                                   La Redazione
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Ticket sanitari, modello lombardo di F. Cerisano (Italia Oggi – 21/07/11)
Un italiano su due esente ticket di R. Turno (Il Sole24 Ore – 21/07/11)

(versione in pdf per stampa)

EMERGENZA SICCITA’ IN AFRICA

http://www.avsi.org/


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