RASSEGNA STAMPA
QUALE LIBERTA'



Il principio di precauzione non esiste più per il Ministero della Sanità. Sul Settimanale della Salute a cura del Ministero della Sanità che riceviamo gratuitamente per via informatica, in data 8 marzo si leggeva che “la "pillola del giorno dopo" non è farmaco abortivo ma anticoncezionale e come tale non può essere motivo di obiezione di coscienza da parte degli operatori sanitari, compresi i farmacisti”. E’ chiaro qui che la prima preoccupazione di chi governa la nostra salute è “garantire che la prescrizione sia effettuata oltre che nei servizi consultoriali, anche nei Pronto Soccorso (proponendo la possibilità del codice VERDE) e nei servizi di continuità assistenziale (guardia medica) nella piena applicazione della legge 194/78”. Si tratta di una informazione falsa e ideologica. Stupisce la semplificazione adottata dal Ministero della Salute a riguardo del meccanismo di azione di un farmaco che agisce incontestabilmente sull’impianto uterino (e come tale, a fecondazione “eventualmente”, già avvenuta, a embrione già costituito). Stupisce anche il fatto che mentre la libertà della donna di assumere il farmaco deve sempre e comunque essere rispettata, non lo debba essere altresì quella del medico o del farmacista obiettori, fortunatamente ancora rispettosi del principio di precauzione che è uno dei cardini dell’etica medica. Colpisce ancora che la donna possa avere 72 ore di tempo per procurarsi la sua “contraccezione di emergenza”, cioè tutto il tempo di cercarsi una farmacia alternativa a quella magari obiettrice, più comoda perché vicina a casa e questo costituisca una difficoltà insormontabile, una fatica immane, una ingiustizia inaccettabile per la donna stessa. In una città come Bologna sono 38 le farmacie comunali, con turni di apertura rispettabili e di facile accesso, facilitato da tanto di sito internet che informa i clienti più o meno malati. Le farmacie che fanno obiezione alla vendita della pillola del giorno dopo solo due. Evidentemente rifiutare la possibilità di obiezione di coscienza in questa situazione ha un preciso significato: si vuole colpire una cultura della vita che sfugge ai criteri dell’autodeterminazione e della violenza. La libertà è tale solo se si rispetta la vita, altrimenti come si vede, non c’è libertà e l’ideologia è anticamera della violenza. 
Editoriale a cura di C. Isimbaldi

La Redazione

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