RASSEGNA STAMPA
RIFORMA DELLA SCUOLA DI SPECIALIZZAZIONE: OPPORTUNITA’ PER TUTTI O CONDANNA PER LE NUOVE GENERAZIONI?


Nei prossimi mesi potremmo assistere all'introduzione di novità sostanziali nel percorso formativo dei medici specializzandi.
Tali novità intervengono in un contesto a dir poco contraddittorio. uanti medici può e deve produrre l’Università, e quanti Specialisti? Di quale tipo di Specialisti abbiamo bisogno? E’ ancora immaginabile un percorso formativo separato dall’attività professionale nell’ambito clinico? E’ ancora ragionevole gestire e programmare la formazione non tenendo conto della realtà del SSN? E’ ragionevole mantenere la Specializzazione come criterio obbligatorio di accesso al SSN, o non è più ragionevole (come in Germania) riconoscere e certificare  la specializzazione posteriormente ad un percorso lavorativo professionalizzante che avviene dopo la laurea all’interno della rete ospedaliera? Senza una risposta a queste domande ogni tentativo di riforma appare senza prospettive. Questi cambiamenti tendono ad una direzione riformatrice che va perseguita. Infatti, pur nella loro inevitabile approssimazione, ci sembrano più adeguati allo scopo per cui esiste questo percorso: una formazione avanzata post-laurea unita alla progressiva assunzione di responsabilità clinica.

In particolare:
• Il TEST NAZIONALE potrebbe essere vantaggioso per studenti meritevoli ma che abbiano frequentato presso università piccole o sovraffollate, oppure presso reparti non universitari o all'estero, oltre che per quelli che dopo la laurea decidono di cambiare specializzazione. Occorre però che sia introdotto con attenzione: i contenuti su cui prepararsi dovrebbero essere resi noti con largo anticipo e la valutazione del curriculum non dovrebbe lasciar spazio ad ambiguità, al punto che forse una graduatoria basata solo sui quiz a risposta multipla potrebbe garantire maggiore equità.
• La RIDUZIONE DEL NUMERO DI BORSE, oltre ad essere inevitabile vista l’eccedenza di personale e la limitatezza delle risorse, potrebbe favorire la responsabilizzazione clinica degli specializzandi stessi. D’altra parte l’aumento del numero di posti disponibili nei corsi di laurea in medicina cui abbiamo assistito negli ultimi anni ci sembra un controsenso pericoloso. Inoltre, visto l’andamento demografico della popolazione, andrebbe ripensata la distribuzione delle borse, dando maggior spazio a discipline impegnate con la cronicità. Infine, per tutti quelli che rimarranno esclusi dall’ingresso nelle scuole, è imperativo pensare o quantomeno permettere mansioni e contratti nuovi, magari finanziati da ospedali secondo necessità clinico-assistenziali (si veda per esempio l’esperienza in alcuni ospedali lombardi del trattamento in PS dei codici bianchi e verdi preso in carico da non specialisti) oppure da fondi privati.
• Infine, l’ipotesi di un CONTRATTO CON IL SSN DURANTE GLI ULTIMI DUE ANNI ci sembra, tra tutti, il cambiamento più rilevante. Lo specializzando potrebbe finalmente assumere responsabilità cliniche commisurate alle sue capacità, condizione inevitabile per imparare a fare il medico (si impara lavorando). Ovviamente l’onere di tale percorso “lavorativo”, se sarà a carico dell’Ospedale, dovrà prevedere la possibilità per i Responsabili clinici coinvolti di gestire tale risorsa e di essere realmente coinvolti nella valutazione.

In questi mesi si parla spesso di ripresa: siamo convinti che la prima ripresa sia personale e consista nel cogliere opportunità come queste, rimboccandosi le maniche e dando ciascuno il proprio contributo.

 

A cura di MEDICINA E PERSONA

(versione in PDF per la stampa)

 

Lettere a commento editoriale 03/03/2014 (cliccare qui)


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