OSSERVAZIONI ALLA BOZZA DEL NUOVO CODICE DEONTOLOGICO DELL'INFERMIERE presentata il 12/02/2008


Apprezzando la metodologia che la Federazione Nazionale IPASVI ha voluto utilizzare per giungere alla definizione del nuovo codice deontologico dell’infermiere, trasmettiamo le nostre osservazioni  come infermieri appartenenti all’associazione Medicina e Persona

 


OSSERVAZIONI GENERALI
Come già anticipato al momento della presentazione della bozza, condividiamo l’opportunità di una strutturazione per capi.
Il nostro auspicio è che il Codice Deontologico possa essere sempre di più uno strumento conosciuto ed utilizzato nella quotidianità.
A tal fine ci sembra importante che esso abbia anche una “forma” che ne renda più agevole la lettura.
Ci sembra importante che possa essere introdotto da una premessa che sintetizzi la mission infermieristica e la conservazione di un documento storico come il PATTO INFERMIERE-CITTADINO. 
Ci domandiamo se non sia opportuno raggruppare diversi articoli (o addirittura accorparne alcuni), cercando di ridurre alcune ridondanze/ripetizioni della bozza presentata.
Per esempio, i primi tre articoli possono diventare uno solo o addirittura essere assorbiti da un eventuale breve preambolo/premessa.
Gli articoli 11, 12, 13 e 14 possono essere raggruppati in un unico articolo con più commi, così come gli articoli 15 e 31 e gli articoli 48 e 49.

OSSERVAZIONI SPECIFICHE SUI SINGOLI ARTICOLI
Art. 7,
ci sembra sintetizzi i 2.3 2.4 del precedente codice.
Perché sfuma il principio di eguaglianza e non cita più “indipendentemente dalle cause di malattia”, aspetto che nella pratica quotidiana a volte crea difficoltà (es. persona che guidando in stato di ebbrezza travolge ed uccide qualcuno)?

Art. 8,
proponiamo la seguente modifica:

“L’infermiere, nel caso di conflitti determinati da diverse visioni etiche, si impegna a trovare la soluzione attraverso il dialogo.
L’infermiere, qualora vi fosse e persistesse una richiesta di attività in contrasto con i principi etici della professione e/o con i propri valori, si avvale dell'obiezione di coscienza, facendosi garante delle prestazioni necessarie per l’incolumità e la vita dell’assistito.”

Ci sembra importante che dalla formulazione risulti chiaro:
- che l’obiezione di coscienza (o clausola di coscienza) contenuta nel codice deontologico si può esercitare non solo nei casi esplicitamente previsti dall’ordinamento giuridico, ma anche in tutti i casi che sollevino difficoltà di ordine deontologico ed etico
- che l’obiezione di coscienza (o clausola di coscienza) non si riferisce esclusivamente all’obiezione professionale, ovvero il no pronunciato verso azioni e gesti che contraddicono il significato riconosciuto di assistenza infermieristica. Essa può essere giustificata anche solo in base a convincimenti personali, protetta sia sotto il profilo deontologico che giuridico. In questo caso, sotto il profilo deontologico, se l’atto è in sé ammesso, si riconosce che possa contrastare con i valori del singolo e quindi essere personalmente rifiutato.
Questa accezione è, del resto, quella che veniva esplicitata già nel 1999 su Foglio Notizie, a commento del Codice Deontologico; l’eticista (che, se ben ricordiamo era il dott. Antonio Spagnolo) affermava che sussiste “il diritto all’obiezione di coscienza nel caso di profondo contrasto tra le volontà, non solo con i principi etici della professione, ma anche con la coscienza personale dell’infermiere. Data la diversa sensibilità etica dei professionisti e i diversi valori e principi cui essi possono ispirarsi, un Codice Deontologico, per sua natura, si deve fermare a principi generalissimi (…)”
Cortese e Fedrigotti, nel loro testo, affermano che “L’obiezione di coscienza, in quanto fenomeno etico, è il diritto personale e inalienabile  della persona a seguirle la propria coscienza in piena libertà e senza costrizione alcuna sempre salvaguardando il bene comune.”
Questa è l’accezione della clausola di coscienza espressa anche nel Codice Deontologico dell’altra grande professione sanitaria, quella dei medici, all’articolo 22.
Nella nostra esperienza, l’affermazione della clausola di coscienza ricorda ed educa al fatto che ogni azione professionale infermieristica ha una valenza etica; che la riflessione sui valori e la loro concretizzazione non può essere delegata.
Inoltre tiene aperta la possibilità anche per temi nuovi in relazione allo sviluppo tecnologico e scientifico; tutela il professionista e garantisce il rispetto del principio di autonomia dell’infermiere, garantendo la dialettica tra libertà e dignità della persona assistita e libertà e dignità dell’infermiere. 
Il fatto che il professionista debba comunque farsi garante delle prestazioni necessarie all’incolumità e la vita dell’assistito impedisce “l’abuso” di tale opzione, che non può essere di comodo o di opportunismo.

Art. 30
Si propone la seguente modifica:

“L’infermiere promuove tutti gli interventi ambientali, organizzativi, formativi e relazionali allo scopo di evitare il ricorso alla contenzione. L’infermiere attuerà la sorveglianza continua per il paziente che dovesse essere posto in contenzione per evitare gravi danni a se stesso o ad altri.” 

Questa formulazione ci sembra coerente con la tensione positiva di tutto il Codice Deontologico. In questo modo infatti non si pone solo un limite, ma si spinge l’infermiere ad una posizione attiva e coerente alle indicazioni delle linee guida attualmente disponibili. La formulazione che proponiamo pone l’attenzione sugli interventi atti ad evitare la contenzione e sull’importanza della sorveglianza in caso di contenzione inevitabile.
Ci sembra particolarmente importante che il Codice Deontologico sostenga la responsabilità del professionista con tali indicazioni, in un campo di non facile disanima da un punto di vista etico e d’altra parte non raro nella quotidianità. 

Art. 36  
Aderiamo alla proposta di Agnese Fedrigotti: 

L'infermiere assiste la persona, qualunque sia la sua condizione clinica e fino al termine della vita, riconoscendo l'importanza della palliazione e del conforto ambientale, fisico, psicologico, relazionale, spirituale. L’assistenza infermieristica di base è orientata a salvaguardare con attività autonome e complementari le funzioni vitali fondamentali comprese l’idratazione e l’alimentazione.

Condividiamo l’inserimento della “palliazione”. La proposta di Fedrigotti ci sembra aiuti gli infermieri ad assumere la propria responsabilità; l’alimentazione e l’idratazione ben raramente si configurano come atti terapeutici, nella quasi totalità dei casi si tratta di rispondere ad un bisogno di assistenza infermieristica.

Art. 37
Proponiamo:

“L’infermiere rispetta la volontà dell’assistito di porre dei limiti agli eccessi diagnostici, terapeutici,assistenziali e riabilitativi che non siano proporzionati alla sua condizione clinica”

Proponiamo di togliere dall’articolo “e coerenti con la concezione da lui espressa della qualità della vita” in quanto già implicito nella tutela della volontà dell’assistito. La specificazione degli eccessi da limitare tende a far comprendere che vanno considerati anche quelli riferibili alle competenze specifiche dell’infermiere.

Art. 38
Ci si domanda se non sia ridondante questo articolo in quanto il rispetto della volontà dell’individuo è uno dei  principi maggiormente sottolineati dal codice ribadito direttamente o indirettamente negli articoli 20, 21, 23, 24, 25, 32, 33, 37,40.
Se si ritiene necessario il riferimento alla situazione in cui l’assistito non sia “in grado di manifestare la propria volontà”, esso potrebbe essere inserito in altri articoli.
La volontà espressa va considerata tale, indipendentemente dalla forma se orale o di altro tipo. Di conseguenza la sottolineatura del “documentato” a nostro parere non aggiunge nulla alla necessità di rispettare questo principio già ampiamente sottolineato nel codice.
 
Art. 49
Si propone la seguente riformulazione:

“Nel prioritario interesse dei cittadini e dell’istituzione, l’infermiere si attiva per ridurre l’impatto delle carenze strutturali e organizzative  attraverso un comportamento ispirato alla compensazione. Qualora vengano a mancare i caratteri di eccezionalità e venga così pregiudicato il proprio mandato professionale, l’infermiere si oppone alla compensazione e ne specifica le ragioni”

Questa riformulazione tende a mettere al centro dell’articolo non tanto le carenze strutturali od organizzative, ma il comportamento propositivo dell’infermiere.

CONDIVIDIAMO:
Desideriamo esprimere apprezzamento e condivisione sui seguenti punti:
- l’aver mantenuto la sottolineatura dell’importanza dell’ascolto della persona assistita, presente nell’art. 20;
- la spinta alla collaborazione interprofessionale espressa negli articoli 22, 23, 24, 42. 
- il riferimento  alla palliazione previsto all’art. 36;
- l’indirizzo espresso nell’articolo 40, già presente nell’attuale codice, relativo alla non partecipazione dell’infermiere a interventi finalizzati a provocare la morte anche quando questa proviene dall’assistito.

(testo del documento in pdf)