RICONOSCERSI PARTE DI UNA "REALTA' AFFIDABILE": Una sfida per i Medici Pneumologi


Lavoriamo nella Struttura Complessa Pneumologica dell’ASL Chiavarese presso l’ospedale di Sestri Levante.

Da qualche anno la tipologia dei nostri pazienti con insufficienza respiratoria è rapidamente cambiata: pazienti instabili, provenienti dalla rianimazione, neuromuscolari, BPCO in fase preterminale, necessità di terapia con ventilazione meccanica non-invasiva.
Ci siamo trovati di fronte a problematiche nuove e abbiamo capito che non è solo un problema di aggiornamento tecnico.

La vicenda "Welby" e il testamento biologico hanno come accelerato il nostro bisogno di chiedere un aiuto, un confronto.In particolare il testamento biologico ci sta stretto, perché pretende di preconfigurare un rapporto tra medico e paziente che è in continua evoluzione e che quindi porta ad una deresponsabilizzazione.
L’idea vincente è stata quella di telefonare alla segreteria di M&P, per avere gli indirizzi di colleghi pneumologi.
E così un giorno si sono guardati in faccia professionisti quasi tutti sconosciuti l’uno all’altro, con situazioni di lavoro assolutamente differenti.
La cosa più importante che ci ha messi insieme è quella di un forte bisogno di un giudizio su alcune problematiche della professione; i pazienti con insufficienza respiratoria cronica in fase critica- aspetto di rilievo ormai presente ai nostri congressi nazionali - è punto comune di un disagio.
Il dar voce a chi assiste giornalmente questi pazienti , famigliari ma anche amici, volontari, badanti: questo è ciò che è emerso dal nostro incontro.
E’ nata quindi l’idea di un questionario da sottoporre ai "caregiver" dei pazienti per conoscere questa realtà e, se possibile, poterla supportare con strumenti adeguati.
Le risposte alle domande del questionario e il nostro giudizio sono state l’oggetto di un poster che abbiamo presentato al congresso nazionale AIPO ( pneumologi ospedalieri), passaggio che abbiamo ritenuto importante: volersi confrontare con tutti.

Cosa è cambiato in ospedale da subito? Che io, medico, non sono solo un prescrittore di cura ma che devo parlare e ancora parlare con il paziente e il suo "caregiver"; che il prendersi carico della situazione ambientale del "mio" malato fa parte della cura. Infine è necessario progettare nuovi percorsi con il coinvolgimento del medico di medicina generale o l’assistenza domiciliare respiratoria.( e questo significa rapportarsi con le istituzioni).
L’autoreferenzialità del professionista è ciò che documentiamo su di noi ogni giorno, ma più forte è il riconoscersi parte di "una realtà affidabile", speranza di un lavoro "più vero, più leale, più utile"

In questo senso ,per noi, l’associazione è stata un autentica riscoperta.

Carlo Campodonico ( carlo.campodonico@fastwebnet.it)

Antonello Nicolini (anicolini@asl4.liguria.it)