MEDICO CURA TE STESSO - Milano, 25-27 giugno 2009


 

 

SOPRAVVIVERA' LA MEDICINA ALL'ABBANDONO DELLA CLINICA?

V Congresso Internazionale

25 - 27 giugno 2009
Milano, Università degli Studi

ATTI DEL CONVEGNO

 

 Abstract poster

 Programma

Non v’è dubbio che la Medicina abbia subito negli ultimi decenni una rivoluzione epocale. Si tratta di una trasformazione che ha come fattore caratterizzante una forte spinta centrifuga dall’originale alleanza medico-paziente. Nuovi e differenti campi del sapere hanno fatto irruzione all’interno di tale rapporto, a causa della crescita esponenziale della conoscenza e della necessità di introdurre
elementi di regolazione in una società sempre più articolata e complessa. Concetti come medicina industriale, sistemi sanitari, evidence-based medicine, biotecnologie, non ci sono più estranei e fanno ormai parte della nostra vita quotidiana.
Una tale complessità porta tuttavia con sé il rischio che le parti prendano il posto del tutto e l’attenzione alla relazione terapeutica ed alle sue necessità non sia il motore delle trasformazioni in atto. Alcuni esempi in tal senso sono la sempre più diffusa tendenza ad una deriva biologica, che riduce la cura del paziente secondo un paradigma meccanicistico all’interno del quale l’uomo è la somma di processi biologici il cui malfunzionamento, o malprogrammazione trova l’unica risposta adeguata nel progresso scientifico e tecnologico. Oppure la preponderanza dei sistemi di controllo e regolazione nei confronti delle reali necessità degli atti terapeutici. Il modello conoscitivo stesso del sapere medico sembra attraversare una crisi profonda, poiché l’esperienza clinica è sempre meno intesa come sorgente principale di conoscenza. I primi a fare le spese di tutto ciò sono gli operatori sanitari, in termini di consapevolezza e gratificazione del proprio lavoro, ma anche i pazienti, che lamentano una disumanizzazione e spersonalizzazione delle cure.
Attraverso il Convegno desideriamo affermare ed oggettivare che il centro di gravità del complesso mondo della Sanità non può essere che la persona, con il suo bisogno di salute e di un lavoro gratificante. In altri termini, desideriamo rimettere al centro il rapporto di cura, e le implicazioni culturali che ne derivano. La scomparsa di questo fattore catalizzante comporta inevitabilmente la perdita del senso e dell’orizzonte dell’attività professionale, ma anche del complesso mondo che la circonda. Il genoma non è tutto l’uomo, non c’è organizzazione che esaurisca il problema della malattia. Siamo convinti che quando la Medicina è ricondotta alla sua origine diventa allora possibile ripensare ai modelli sanitari prossimi venturi, al problema della qualità della vita, o al contributo attuale della clinica alla conoscenza scientifica senza perdere di vista la bellezza e lo scopo del prendersi cura.

> Leggi la Rassegna Stampa del congresso:

EDITORIALE
DOPO IL CONVEGNO "SOPRAVVIVERA' LA MEDICINA ALL'ABBANDONO DELLA CLINICA?"
(MILANO, 25-27 GIUGNO 2009)  

Il vostro errore è di voler dimensionare il mondo sul vostro metro, mentre ampliando la conoscenza delle cose vi trovereste davvero ampliata in eguale misura la conoscenza di voi stessi” (C. Monet)
Come avevamo introdotto in un precedente Editoriale, la clinica è un metodo di conoscenza della realtà diverso dalla somma delle singole conoscenze. L’oggetto è una persona, e il metodo della conoscenza è la relazione di cura che si instaura tra il medico, l’infermiere, e il paziente. La tendenza della moderna medicina, che sembra irresistibile, a restringere tutta la complessità di questa relazione nei parametri biotecnologici, viene definita con involontaria ironia “medicina personalizzata”.  Nel corso del Convegno abbiamo ascoltato esperienze di professionisti che hanno esemplificato in modo inequivocabile come questa modalità di conoscenza sia più ricca, più articolata e più “scientificamente corretta”. Come dice Giorgio Bordin nella sua mostra “Arte, scienza e conoscenza”: “…L’induzione scientifica astrae una legge penalizzando l’individualità, l’irripetibilità dell’essere nella sua manifestazione non solo del singolo individuo, ma anche della sua singolarità colta nell’istante presente. Solo nell’hic et nunc, unico punto vivibile per un individuo (poiché l’istante prima è scomparso e quello successivo non è ancora), si manifesta l’Essere. La contemporaneità è il luogo necessario per la relazione. L’astrazione concettuale chiude la porta per sempre all’irruzione del presente nella mia esistenza,  rendendolo perennemente estraneo. Il predominio della clinica in medicina è l’esemplificazione di questa formula, e la sua riduzione è un indicatore di un processo culturale che riguarda l’idea stessa di conoscenza”.
In che misura abbiamo centrato l’obiettivo che ci eravamo posti? Chi al Convegno c’è stato, ha potuto sperimentare una apertura al reale che non si percepisce normalmente nelle nostre corsie, e si è trovato arricchito professionalmente e umanamente. Provare per credere.
Editoriale a cura di M. Bregni
                                                                               La Redazione

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HANNO DETTO DI NOI
"La medicina non si fa solo confrontando i numeri" (Avvenire, 26/06/2009)
Speranza e cura, relazioni virtuose (Avvenire, 27/06/2009)
Sanità, come coniugare sostenibilità e qualità (Avvenire, 28/06/2009

 

Evento organizzato in collaborazione con :