OBAMACARE


Mentre Barack Obama, alle prese con l’ostruzionismo del Senato americano, prosegue l’accidentato percorso della sua riforma sanitaria, i cittadini di questa parte del mondo occidentale si pongono una domanda: perchè nella principale democrazia del pianeta la tutela della salute non è considerata un diritto fondamentale? In effetti, nel sistema sanitario americano l’accesso alle cure è evidentemente subordinato al reddito. La salute è un bene, e come tale la sua protezione e conservazione sono il risultato di un’azione, un progetto che l’uomo pone in atto attraverso la libera applicazione delle proprie energie. Questo principio, universalmente accettato nella cultura del popolo americano, è alla base dell’avversione che la grande maggioranza esprime per la cosiddetta “medicina socializzata” in cui l’intervento dello Stato nel definire ed attuare le politiche sanitarie potrebbe rischiare di condizionare le scelte individuali. Il progetto di Obama non intende assolutamente contrastare questa convinzione, né tanto meno “statalizzare” il sistema di offerta.

L’obiettivo, infatti, è un altro. Anzitutto, il Paese più ricco e potente del mondo ha il sistema sanitario più inefficiente. Può contare sui professionisti più qualificati e specializzati, sulle tecnologie più avanzate, le infrastrutture di miglior livello eppure la sua efficacia è così modesta da garantire agli Stati Uniti solo il 47° posto fra i Paesi industrializzati per aspettativa di vita e il 22° per sopravvivenza infantile. Inoltre, a fronte di una spesa superiore a quella di qualsiasi altra Nazione (15% del PIL), lascia 45 milioni di cittadini senza copertura sanitaria pagando ogni anno un tributo di ben 22.000 decessi per malattie curabili.

La causa principale di questa situazione è che, a differenza di quasi tutti i Paesi del mondo, gli Stati Uniti non hanno ancora scelto il “proprio” modello sanitario. La sanità americana non ha un assetto strutturato e coordinato: è la risultante spontanea di tutti i possibili sistemi. I “plans” acquistati dalle aziende per i loro dipendenti sono l’equivalente delle assicurazioni sanitarie tedesche (krankenkasse) o francesi (mutualité) di stampo bismarckiano. La Veteran Administration, che assiste i militari in congedo, assomiglia molto a un modello di welfare all’inglese, mentre Medicare e Medicaid sono assicurazioni sociali analoghe a quelle del sistema governativo canadese. Infine, i lavoratori autonomi e i pazienti sprovvisti di assicurazione sono tenuti a pagare per intero le prestazioni sanitarie, come tutti i cittadini dell’India. Come ha recentemente dimostrato Thomas R. Reid nel suo libro-inchiesta “The Healing of America. A global quest for better, cheaper and fairer healthcare”, un sistema così articolato comporta costi amministrativi molto più elevati di un modello a finanziatore unico. Si riduce infatti la proporzione della spesa sanitaria che si trasforma in servizi (cioè valore) per l’utente.

In questo scenario, Barack Obama ha introdotto un pacchetto di provvedimenti che prevedono, fra l’altro:
• riduzione dei premi assicurativi per le famiglie meno abbienti, introducendo sgravi fiscali ed esonero parziale dalla compartecipazione alla spesa sanitaria per i redditi più bassi;
• contributo obbligatorio a copertura delle spese sanitarie future per i cittadini che scelgono di non sottoscrivere alcuna polizza sanitaria, calcolato in percentuale sul reddito imponibile;
• estensione progressiva della copertura di Medicare sull’acquisto di farmaci per gli anziani, fino al rimborso completo nel 2020;
• sviluppo dei presidi territoriali nelle aree meno servite e disagiate;
• impossibilità per le assicurazioni, dal 2014, di limitare o revocare la polizza sanitaria per gli assistiti con malattie croniche o dopo un evento maggiore;
• benefici fiscali per le aziende che offrono l’assicurazione sanitaria ai propri dipendenti;
• introduzione di una tassa per le aziende che non prevedono copertura sanitaria per i dipendenti, destinata ad alimentare un fondo per l’assistenza dei cittadini non assicurati con redditi inferiori alla soglia imponibile.

L’Obamacare non è ancora un progetto unitario per la sanità americana, ma un tentativo onesto e pragmatico di rimediare alle sue conseguenze più inique. Nel suo percorso attuativo dovrà inevitabilmente attraversare ulteriori modifiche, compromessi e rallentamenti che ne attenueranno la portata. Ma una via è stata aperta, e nei prossimi mesi vedremo se la salute degli americani potrà contare in futuro su un sistema più efficace e sostenibile.

Editoriale a cura di L. Munari, Direttore Generale SAPIO Life Srl, Monza MB

                                                                                                                     La Redazione

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