NOTIZIA
Speciale Sanità


EDITORIALE del Corriere delle Opere, Speciale Sanità 2010

IL FATTORE UMANO
di Marco Bregni, Presidente di Medicina&Persona

E' sufficiente una tecnologia all'avanguardia, una buona organizzazione della cura, una continuità dell'assistenza tra ospedale e territorio per fare una buona medicina? La risposta, pressoché scontata, è che questi sono fattori importanti, quasi indispensabili, ma che per una buona medicina è essenziale, nel rapporto medico-paziente, quel quid di umanità in più: in altre parole, il "fattore umano", senza il quale anche gli altri presupposti perdono di importanza. Ma cos'è questo fattore umano di cui si parla tanto, e che sembra così inafferrabile? Anzitutto il vedere da parte del medico non la malattia, ma la persona malata: questo cambia la prospettiva e fa sorgere nell'operatore sanitario la domanda su chi sia la persona che ha di fronte, con quella malattia, quella situazione familiare e lavorativa, quei rapporti affettivi e di amicizia. Curare non è solo riparare i danni, e l'analisi dei fattori non è sufficiente a praticare la medicina: toccando il corpo si tocca l'anima e viceversa. Ancor più a fondo, il fattore umano è insito nella vera struttura del rapporto tra operatore sanitario e malato. Il rapporto tra medico e paziente è utilitaristico: il paziente domanda, il medico risponde. Una volta esaurite le procedure richieste dalla buona pratica clinica, ciò che colpisce il malato è che il suo bisogno di salute sia accolto in una relazione, un rapporto personale. Ciò che colpisce il malato è la commozione che abbiamo per lui: è questo che segna, è questo di cui ha bisogno. La commozione non sostituisce la conoscenza scientifica e l'organizzazione, ma va oltre essa: altrimenti è solo un atto morale, è qualcosa di dovuto ed è già morto. Questo "minuto in più" compie chi lavora e risponde a chi domanda più della salute. La natura del fattore umano è dunque la commozione per l'altro, che ha come radice il dono di sé: cioè la carità.
E' possibile questo per tutti gli operatori sanitari?
In principio sì, esistono esempi quotidiani nelle corsie degli ospedali. Tuttavia, è strutturalmente difficile, proprio perchè l'organizzazione della medicina moderna fa in modo di dividere lo scopo dal significato. E' difficile in particolare per l'operatore solo, senza un contesto che lo aiuti a tenere presente questa dimensione.
Medicina e Persona è questa amicizia che richiama al senso del lavoro.
In questo Speciale del Corriere delle Opere, dedicato interamente alla sanità, sono raccontati esempi concreti di cosa vuol dire il fattore umano, e come è in grado di influenzare o determinare scelte scientifiche e professionali. Dal rapporto di cura all'organizzazione sanitaria, fino alla vita dell'associazione nei suoi momenti vitali quale la vacanza, emerge la positività della professione degli operatori sanitari e la sua natura profonda di risposta alla domanda dell'uomo, che non è mai solo di salute.

(Corriere delle Opere - Speciale Sanità 2010 - pdf 4MB)