MORATORIA SULLE MODIFICHE GENETICHE DI CELLULE GERMINALI:

NECESSARIA, MA NON SUFFICIENTE

Questa settimana, nella prestigiosa rivista Nature, un gruppo internazionale di ricercatori, tra cui alcuni di coloro che hanno originariamente sviluppato la tecnica CRISPR-Cas9 come strumento di modifica genetica, ha chiesto una moratoria sull’utilizzo clinico delle tecniche di modifiche genetiche nelle cellule della linea germinale umana quali cellule spermatiche, ovociti o embrioni (il cosiddetto “genome editing”). Infatti contrariamente a quanto accade quando si applicano tali metodiche nelle cellule somatiche (per esempio, le cellule staminali del midollo osseo), le modifiche genetiche nelle cellule germinali sono ereditarie, e si trasmettono ai figli e a tutta la progenie.

La moratoria richiesta dai ricercatori chiede la sospensione di tutti gli esperimenti di editing del genoma fino a quando non vi siano studi sufficienti sulla sicurezza della tecnica e siano concordati gli usi “accettabili”.

Questa iniziativa segue l’annuncio nel 2018 del ricercatore cinese He Jiankui, professore associato dell’Università di Shenzen, della manipolazione genetica di due bambini allo stadio di embrioni per renderli resistenti all’infezione da virus HIV. L’esperimento è stato duramente condannato dalla comunità internazionale, in quanto realizzato al di fuori da un quadro di riferimento normativo etico e scientifico: La Cina è intervenuta all’inizio del 2019 dichiarando illegale il lavoro di He e licenziandolo dalla università dove lavorava.

Il dibattito che è seguito a tale notizia si è focalizzato sulle questioni etiche e morali che riguardano l’impiego clinico delle modifiche genetiche ereditabili. Dato che tecnicamente sono realizzabili, e che per alcune malattie ereditarie potrebbero essere una reale terapia, non si tratta di negarne in assoluto la possibilità di impiego, ma di limitarlo alle necessità reali considerando i possibili rischi a cui vengono esposti i soggetti coinvolti. A parere di molti, saranno necessari anni di ricerche per dimostrare che interferire con il genoma di un embrione non causi successivi danni; inoltre, la legislazione e la discussione pubblica dovrebbero verificare prima che l’editing del genoma venga utilizzato negli embrioni destinati all’impianto. L’esperimento fatto in Cina, eseguito su bambini normali sani, li ha per di più esposti ai rischi della modifica genetica senza alcun reale beneficio. Pertanto il giudizio della quasi totalità dei ricercatori sull’esperimento di He è che sia stato prematuro, pericoloso e irresponsabile.

Cosa aggiunge la richiesta di moratoria a questo dibattito già in corso sulle riviste scientifiche internazionali?

In primo luogo, l’appello fa una distinzione tra “correzione genetica” e “miglioramento genetico”. Con la correzione genetica, si intende la modifica di una rara mutazione che abbia un’alta probabilità (penetranza) di causare una grave malattia monogenica, con l’obiettivo di convertire la sequenza errata nella sequenza corretta. Supponendo che possa essere fatto senza errori o effetti fuori bersaglio, la correzione genetica potrebbe perciò avere un effetto prevedibile e benefico. Il miglioramento genetico, al contrario, comprende sforzi molto più ampi per “migliorare” gli individui e le specie (è il caso dell’esperimento cinese). Qui le possibilità vanno dal tentare di modificare il rischio di una malattia comune sostituendo varianti genetiche particolari con quelle alternative che si verificano nella popolazione umana, all’incorporazione di nuove istruzioni nel genoma di una persona per migliorare, ad esempio, la memoria o i muscoli, o anche per conferire interamente nuove funzioni biologiche, come la capacità di vedere la luce infrarossa o abbattere determinate tossine. Modificare il rischio di malattia sostituendo le varianti genetiche con quelle alternative è estremamente pericoloso, perché le varianti che riducono il rischio di alcune malattie spesso aumentano il rischio di altre. Una variante comune nel gene SLC39A8, ad esempio, riduce il rischio di sviluppare ipertensione e malattia di Parkinson, ma aumenta il rischio di sviluppare schizofrenia, morbo di Crohn e obesità. Pertanto i ricercatori sono possibilisti sulla correzione genetica, ma contrari al miglioramento genetico.

Si richiede inoltre che le proposte per tutti gli studi di ricerca di base eticamente controllati e approvati che utilizzano strumenti di modifica genetica in embrioni e gameti umani, compresi quelli volti a valutare l’efficacia e la sicurezza, vengano depositati in un registro aperto; in secondo luogo, i ricercatori dovrebbero sviluppare un sistema che consenta il riconoscimento precoce di qualsiasi ricerca che rischi di oltrepassare dei confini predefiniti. Un modello utile da seguire potrebbe essere la guida dell’OMS per regolamentare la ricerca con un potenziale rischio di biosicurezza. Il sistema dovrebbe includere un meccanismo che consenta ai ricercatori di segnalare ricerche potenzialmente pericolose, e sottoporle a pubblico dibattito.

Va segnalato che ad oggi circa 30 nazioni (Italia inclusa) comprendono nella loro legislazione il divieto di manipolazione genetica germinale: molte non lo contemplano, esponendosi così alla possibilità che scienziati con pochi scrupoli ripetano esperimenti come quello di He, o peggio.

In conclusione, l’introduzione di modifiche genetiche nelle generazioni future potrebbe avere effetti permanenti e potenzialmente dannosi sulle specie. Queste mutazioni non possono essere rimosse dal pool genico a meno che tutti i portatori non accettino di rinunciare ad avere figli, o di utilizzare procedure genetiche per garantire che non trasmettano la mutazione ai loro figli. D’altronde il potenziale terapeutico della metodica potrebbe beneficiare molte categorie di pazienti con malattie genetiche (si pensi solo alla talassemia con la grande maggioranza di aborti dei feti affetti). Sarà necessario un alto livello di attenzione da parte di istituzioni, corpi intermedi e singoli perché non si verifichi una deriva difficilmente controllabile e potenzialmente rischiosa. Siamo grati a questa moratoria che ci riporta sul tavolo e davanti a tutti la antica domanda: ma tutto quello che è possibile fare, può essere fatto? O detto in termini più generali cosa viene prima tra antropologia scienza ed etica? Ne va dell’umanità del mondo che stiamo lasciando a chi ci seguirà.

Dott. Marco Bregni