

L’articolo “Cure sbagliate in Ospedale: a rischio i risarcimenti” comparso su Il Corriere della Sera il 24/02/2013 è un resoconto del rapporto della “Commissione Parlamentare di inchiesta su errori e disavanzi in sanità” che ha messo a fuoco aspetti emergenti e allarmanti circa la copertura assicurativa dei medici e di chi lavora in sanità. Il problema esiste da tempo ma assume ora dimensioni preoccupa
nti, in particolare per i medici libero-professionisti o operanti in strutture private, per i quali il “Decreto Balduzzi” ha previsto l’obbligo di assicurazione per la responsabilità civile derivante da colpa grave. Per contro, le compagnie assicurative non sono obbligate ad assicurare le strutture sanitarie e gli ospedali pubblici dal canto loro, in genere preferiscono non assicurare i medici dipendenti perché i costi assicurativi superano quelli della liquidazione dei danni derivanti da errori.
Il contesto è dunque quello di un aumento esponenziale della richiesta di risarcimenti con il risultato che alcune categorie professionali ad “alto rischio” siano assicurabili solo pagando premi elevatissimi o non siano affatto assicurabili (è il caso di alcune chirurgie come la cardiochirurgia, la ginecologia/ostetricia o la neurochirurgia). Questa situazione ricorda quella di alcuni Stati degli USA (Illinois, Florida) dove il Governo Federale è dovuto intervenire per calmierare le tariffe assicurative per alcuni specialisti che le compagnie si rifiutavano di assicurare. Anche nel nostro Paese alcune Società scientifiche di Chirurgie specialistiche si stanno muovendo per risolvere il problema.
Si tratta di un tema complesso. Non vogliamo partire da una difesa corporativa; in effetti è vero che l’errore medico è il primo fattore da considerare. Ma ne coesistono altri:
- il deterioramento del rapporto medico-paziente
- la salute intesa come “diritto alla salute” anziché come diritto alla assistenza
- un contesto che “soffia per lucrare” sulle possibili richieste di risarcimento (come da pubblicità sulle principali radio o TV)
- soprattutto una legislazione ancora confusa e incompleta a riguardo
Le possibili conseguenze di tutto questo sono ormai esperienza quotidiana: la medicina difensiva spinta e il rifiuto da parte del medico di trattare i pazienti più a “rischio”. Non ci sembrano conseguenze da poco.
Ogni aspetto considerato deve avviare una riflessione che orienti i passi in un lavoro fino a proposte in sede legislativa; ne parleremo al nostro Convegno di ottobre. Forse l’esempio americano non è così’ distante da noi…
Editoriale a cura di F. Villa
La Redazione