

Il 31 maggio è stato firmato il decreto legge a titolo "Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica"
Formalmente i fondi che devono essere garantiti per il Servizio Sanitario Nazionale nei termini previsti dal patto per la salute Stato / Regioni per gli anni 2010 – 2012 sono garantiti, quasi esclusivamente con azioni e manovre che permettono “risparmi”. La parola risparmio fa venire in mente un’azione virtuosa che mette in campo l’intelligenza e l’azione con l’obiettivo di utilizzare al meglio le risorse, con il fine, se possibile, di metterne un pò da parte per tempi di maggiore difficoltà. In realtà il decreto legg
e 31 maggio 2010 n. 78 non usa il termine “risparmio” secondo questa accezione bensì come sinonimo di taglio riservato alle voci che più facilmente sembrano essere aggredibili. Ad esempio per il 2010, dei 1.600 milioni di euro di incremento del Fondo Sanitario Nazionale previsti dal citato Patto Stato Regioni, lo Stato ne mette 250. Le restanti risorse vengono recuperate mediante riduzione della spesa attribuibile per 1.050 milioni di euro al settore della farmaceutica (quasi totalmente a carico delle farmacie) e per 300 milioni come blocco dei rinnovi contrattuali per il triennio 2010 – 2012 senza la possibilità, così recita la legge, di recupero per il futuro. Che dire? I professionisti sono tutti uguali a prescindere dal loro valore; più impiegati meno professionisti quindi (nulla di nuovo purtroppo sotto il sole). Il settore della farmaceutica viene affrontato colpendo quasi esclusivamente la distribuzione del farmaco, che potrebbe invece essere vista come una risorsa, considerando la distribuzione capillare che le farmacie hanno sul territorio, non prendendo in considerazione le differenze scandalose di prezzo che hanno, all’interno di categorie terapeutiche omogenee farmaci caratterizzati da efficacia quasi sovrapponibile (vedi statine). Siamo molto preoccupati perché non si tiene conto che la vera risorsa, anche quando si tratta di fare economie / risparmi, è la competenza professionale e perché, al contrario, questa legge considera il professionista riducendolo tout court al suo stipendio che deve essere bloccato per tre anni (questo vale per tutti, medici ed infermieri) e decurtato del 5% (questo vale per la dirigenza, quando supera i 90.000 euro).
C’è bisogno che la politica riprenda in mano seriamente le redini del welfare e non si lasci mano libera alla sola considerazione dei numeri e, tra questi, quelli più facili da modificare nel breve termine.
La Redazione