

L’11 maggio u.s. si è svolto un incontro presso l’Ospedale Niguarda sul tema: “Organizzazione ospedaliera: Unità operative o livelli di assistenza?”. Con questo incontro, abbiamo voluto offrire un contributo al dibattito in corso in Regione Lombardia sulla riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera per livelli di intensità di cura, in atto presso cinque nuovi ospedali della Regione. Al centro dell’incontro la relazione del dottor Bernhard Scholz, coordinatore didattico della “Scuola di Impresa”. Abbiamo così confermato l’intuizione che le organizzazioni ospedaliere possono essere create solo da chi ha a cuore la persona, e sa di non poterla curare da solo. Abbiamo visto
esperienze in atto che dimostrano che questo è possibile, che testimoniano frutti di soddisfazione anche per gli operatori.
La situazione in cui lavoriamo è di enorme complessità: per questo occorre sempre, per evitare inutili conflitti, ripartire da un reale scopo comune che deve essere non solo dichiarato, ma anche continuamente ricordato, reso visibile, vissuto; altrimenti è alto il rischio di perdersi nel “dettaglio” - che spesso per noi richiede già un enorme impegno - oppure di vivere di buone intenzioni, solo dichiarate, che non diventano realtà.
Nei confronti dello scopo conta la responsabilità personale ma anche la capacità di lavorare insieme, in equipe. E questo non è automatico, è un cambiamento culturale, della autocoscienza con cui andiamo al lavoro; infatti si tratta di passare dal concepirsi da soli a curare quella persona, facendosi al massimo “assistere“ da qualcun altro, a muoversi fin dall’origine insieme ad altri per curare. Si tratta perciò di imparare a stimare il proprio e altrui “contributo” come importanti. Si trova la propria soddisfazione dando il proprio contributo, avendo in mente la totalità. Scopriamo così che è tutta l’organizzazione dell’ospedale che fa il bene del malato che abbiamo di fronte.
E’ ovvio che un cambiamento così non si può pretendere ma solo costruire giorno per giorno. Va educato.
Non è d’altra parte proponibile una organizzazione uguale per tutti: essa infatti dipende dallo scopo, da che cosa vogliamo dare, a quali pazienti, in quali situazioni, etc. Non c’è nessun modello da applicare tout court, perchè occorre generare una organizzazione rispetto allo scopo che ci si prefigge. Un modello non rigenerato rispetto allo scopo è sempre un errore; piuttosto una organizzazione deve essere concreata dalle persone che vi lavorano insieme. Infatti l’équipe è ricostruita ogni giorno dalle persone che ne fanno parte.
Lavorare così è bello, corrisponde al desiderio dell’uomo di costruire qualcosa di veramente utile e anche chi viene ricoverato è colpito, è portato a fidarsi, perché vede un rapporto di fiducia tra coloro che lavorano intorno a lui.
La sfida dei nuovi ospedali che ci aspetta nei prossimi mesi non è un ostacolo, bensì una provocazione a rischiare di immaginare come vorremmo abitare la nuova casa a partire dallo scopo comune.
Editoriale a cura di P. Marenco e M. Bregni
La Redazione
IN RILIEVO
Sosteniamo e condividiamo la coraggiosa presa di posizione degli infermieri del Policlinico in merito alla RU486.
> Infermieri: no alla pillola abortiva (S. Ravizza, Corriere della Sera ed. Milano, 12/05/2010)
> Infermieri, il diritto di dire no (Avvenire E’ Vita, 13/05/2010)