

E’ il titolo di un Convegno che la nostra Associazione ha proposto nel 2008. Gli infermieri in Italia mancano. Forse il primo aspetto di cui prendere coscienza è che mancano da sempre. Si segnalavano carenze di infermiere diplomate dal 1950 e per tutti i decenni successivi. Già allora molti sostenevano che per far fronte alla situazione di carenza occorreva aumentare i posti nei corsi di formazione.
Tale proposta viene oggi sostenuta soprattutto dalle Associazioni professionali. Secondo i dati presentati alla Conferenza Permanente dei Corsi di laurea delle professioni sanitarie (ottobre 2009), le richieste di disponibilità per l’anno accademico 2009/10 erano da parte delle Università 15.000 posti, da parte delle Regioni 19.700, da parte delle Associazioni professionali 22.000.
Giustamente chi è titolare della responsabilità formativa, pur tenendo conto delle esigenze quantitative, non può ignorare la necessità di garantire livelli qualitativi del
percorso di studio.
Ma se pur si aumentasse l’offerta formativa, occorre prendere atto del fatto che – anche se le domande di ammissione ai corsi sono a volte superiori ai posti disponibili – si rileva spesso un numero di immatricolati inferiore alle disponibilità. Dunque non sembra una risoluzione, almeno al momento attuale, aumentare l’offerta.
Come attirare più giovani alla professione infermieristica?
Si propongono borse di studio ed alloggi. Ma forse la questione è più profonda.
Negli anni ’90 una Direttrice di Scuola Infermieri affermava: “Negli ultimi anni molti sono divenuti consapevoli dell’importanza degli infermieri. Si parla molto, in particolare, della carenza numerica, attribuendo ad essa molti dei mali della sanità. La carenza di infermieri è una realtà, ma parlarne in modo drammatico è soprattutto una moda, forse una fuga per non considerare più seriamente altre responsabilità. Qual è la causa della disaffezione dei giovani verso una professione a così alto valore umano e sociale? Nella scelta della professione i giovani riflettono la cultura in cui vivono e si può ben affermare che la nostra società è in difficoltà ad assegnare valori reali alla persona umana, specie se malata perché non funzionale al sistema. Ne consegue che la cultura odierna attribuisce un compito solo servile a una professione che si occupa della persona umana. Occorre quindi un cambiamento di mentalità.”
Il Cardinale Dionigi Tettamanzi nella Lectio Magistralis tenuta il 25 marzo scorso all’Ospedale Niguarda di Milano ha affermato: “È noto che gli ospedali, come istituzioni sociali dedicate alla cura degli ammalati o dei bisognosi, hanno avuto inizio in epoca cristiana. (…). Se ricordo le origini è per richiamare alla mente la condizione necessaria non solo per iniziare, ma anche per continuare una buona pratica della cura quale deve essere esercitata negli ospedali. E queste sono le linee fondamentali: l'anima o lo spirito del curare è il "prendersi cura"; il prendersi cura è espressione dell’ospitalità quale riconoscimento della uguale dignità di ogni essere umano e come espressione creduta e sperata della originaria ed universale ospitalità di Dio.”
Ci si potrebbe infine domandare se non sia possibile, nell’organizzazione dei servizi sanitari, trovare misure volte a valorizzare il contributo degli infermieri, numericamente scarsi, e pertanto tanto più preziosi.
Editoriale a cura di M. Negri
La Redazione
IN RILIEVO:
Nuovi infermieri, è allarme. "Troppo poche matricole. Si laurea solo uno su due" (Corriere della Sera, ed. Milano - 09/04/2010)